venerdì 27 novembre 2015

Wishlist del venerdì

Buongiorno! Il freddo è arrivato, avete sentito? Beh, ve lo devo proprio dire, io ne sono felicissima. Queste giornate così terse, col freddo pungente, la sciarpa che finalmente non dà fastidio, il piacere di arrivare a casa, accendere una candela e farsi un tè caldo, mi riempie il cuore di gioia. Spero sia lo stesso per voi! 

Poi io sono sempre una gran bambina, l'arrivo del Natale mi mette gioia. Saremo in meno, intorno alla tavola, quest'anno, ma non voglio farmi prendere dalla tristezza e godere del fatto di poter stare insieme. Lo so, sono sdolcinata fino alla nausea, ma lo penso sul serio. 

Ma bando alle ciance, è venerdì ed è tempo di wishlist. Ed è anche Black Friday, che volete di più?

1. Da tempo seguo una pagina Facebook chiamata Fatto bene. Si tratta di una pagina dedicata alla promozione di vecchi oggetti e prodotti italiani con una lunga storia alle spalle. Grazie a loro, mi sono tornati in mente vecchi prodotti e ne ho conosciuti di nuovi. Qualche giorno fa, ho scoperto che hanno aperto un negozio online, dove vendono una selezione di tali prodotti e in particolare una scatola che li racchiude tutti. Poteva non finire dritta dritta in wishlist?


2. Praticamente tutto il sito di Lazzari è nella mia wishlist. Alcune cose sono obiettivamente troppo da ragazzina per me, ma alcune sono così belle da farmi dimenticare che ho un'età e dovrei decidermi ad adottare un abbigliamento più consono. 

Quando hanno lanciato la collezione invernale, ho subito addocchiato questo vestito. Ne sono follemente innamorata, ogni tanto me lo vado a riguardare ed è quasi come se lo indossassi


Poi qualche giorno fa hanno presentato la collezione natalizia e c'è una stampa chiamata wishlist. No, dico, l'hanno mica fatta apposta per me? Perché, tra l'altro, mi piace tantissimo! 


3. E per finire, un libro. Poteva mancare un libro nella wishlist di Cindy? Impossibile. Quando ho visto che il figlio di Audrey Hepburn ha dedicato un libro a sua madre, con una serie di foto private, racconti, ricordi, ricette, ecco, mi sono sciolta. E quel libro deve essere mio. Lo dico sempre? Lo so, ma alcuni libri "are bigger than others" e questo è davvero uno di quelli. E quindi altro che wishlist, lo vedrete presto su questi schermi. 

mercoledì 25 novembre 2015

Leggermente: Sott'acqua/Sottoterra

Ecco, torna il Leggermente e ogni volta è ancora più magico. Oggi Elena ci consiglia un libro che finisce dritto dritto nella mia wishlist, non solo del venerdì ma di sempre. Grazie Elena del racconto, della condivisione e della meraviglia che ci regali ogni mese. Sono felice! Buona lettura a tutti. 

Novembre, mese di quasi regali in previsione del Natale e di molti compleanni nel gruppo dei miei amici. Il libro di oggi, già lo so, finirà dritto dritto tra i pacchetti che preparerò per il 25 Dicembre e non è detto che lo riceverà solo un bambino.

La canzone che ho scelto non è casuale, qui a casa mia è la canzone ufficiale per il periodo autunno/inverno e, dal momento che parla di natura, cammini selvatici, rami, fiumi, terra e radici, credo sia perfetta per accompagnare la lettura di questo Leggermente.


Gli autori del libro sono Aleksandra Mizielińska e Daniel Mizieliński, gli stessi di Mappe, un altro recente capolavoro dell'editoria per l'infanzia. 

La prima volta che l'ho visto, Sott'acqua/Sottoterra stava in vetrina, nei vicoli della mia città, con una delle due copertine (quella azzurra) in bella vista. 

Una delle due copertine? Direte voi. Sì, perché questa meraviglia ha due aperture e due copertine.


C'è quella dedicata alle profondità marine, dalla quale si parte e si scende sotto il pelo dell'acqua fino a raggiungere i fondali più bui e lontani che esistano e c'è quella rivolta al centro della terra, in un cammino che scende di nuovo, passando però dal sottosuolo. 

Si incontrano palombari, sommergibili, pesci lanterna, robot subacquei, fosse inesplorate, giganti marini, coralli, ma anche tassi, volpi, formiche, radici, trivelle, metropolitane, tubature, miniere, placche tettoniche e vulcani.


Oltre ai disegni bellissimi che, elemento assolutamente non trascurabile, sono anche molto divertenti, Sott'acqua/Sottoterra è un libro dal grande valore didattico. Ogni pagina riporta infatti dati, informazioni, curiosità, notizie storiche, approfondimenti, con una spiccata attenzione all'aspetto naturalistico e all'approccio scientifico con il quale vengono affrontati i diversi temi.

Si parla delle caratteristiche biologiche degli animali che vivono sottoterra e nel mare, ma anche delle abilità sviluppate dall'uomo per eplorare questi ambienti ricchi di risorse. La conoscenza, la tecnologia, la tenacia hanno portato alla costruzione di macchinari sofisticati che  a loro volta hanno permesso di scavare gallerie, raggiungere luoghi lontani e inospitali, scoprire habitat molto diversi da quelli in cui viviamo. Gli studi sulla pressione, il galleggiamento, la gravità hanno consentito di scendere fino agli abissi marini, vedere pesci mostruosi quanto bizzarri, osservarne le caratteristiche di adattamento, capirne i meccanismi. 


Per chi, come me, si occupa anche di laboratori scientifici per i più piccoli questo libro è una vera e propria miniera d'oro, perché consente di adattare a un pubblico infantile temi spesso complessi, senza però omettere informazioni importanti. In un corso per docenti ho portato con me Sott'acqua/Sottoterra, riscuotendo, come prevedevo, un grande successo: le maestre ne hannno compreso subito il potenziale didattico, a partire dall'idea di copertina.

Due aperture sono due punti di vista, diversi, è vero, ma rivolti entrambi verso un unico obiettivo: il centro della terra in cui viviamo. Il percorso è costellato di incontri, difficoltà, scorciatoie, proprio come nelle esperienze di ogni giorno. É un libro metafora, se vogliamo, che dà valore alle piccole cose quanto a quelle grandi: l'essere minuscolo che scava micro gallerie è importante allo stesso modo dell'ingegnere che ha saputo progettare metropolitane sotto il letto di un fiume.  


Le migliaia di tubature diverse che alimentano le nostre case portando acqua, calore, elettricità ed eliminando rifiuti sono esattamente come le gallerie dei tassi e delle formiche che rispettivamente destinano a toilette un punto preciso delle loro tane sotterranee e costruiscono aree adibite unicamente a cimiteri. Per non parlare delle radici degli alberi, un perfetto specchio di quello che siamo noi esseri umani, dai caratteri complicati perché ancorati a esperienze del passato a volte difficili, lunghe, faticose, ma estremamente formative.  Su questo aspetto si basa la mia scelta per la citazione di oggi:
"Spesso le radici sono molto più estese della chioma dell'albero"


Ci vediamo a Dicembre, con l'ultimo Leggermente dell'anno!

lunedì 23 novembre 2015

Cindy va in America parte 4: Las Vegas


Qualche anno fa, una sera qualsiasi in cui forse aveva bevuto una birra di troppo, mio marito ha dichiarato: "quando facciamo dieci anni di matrimonio, andiamo a risposarci a Las Vegas". Nonostante il tasso alcoolico forse un po' sopra la media, pare che fosse serio perché poi questo progetto non l'ha abbandonato. E quest'anno, decimo anniversario di matrimonio, è arrivato il momento di realizzare il desiderio. Quindi, Vegas è stato. 

Ma dicci Cindy, com'è stato sposarsi a Las Vegas? Surreale, divertente, imperdibile. Devo ammettere di aver avuto un attimo di cedimento quando, mentre eravamo seduti in auto a valutare il listino prezzi che ci avevano allungato in chiesa, vediamo uscire dal retro Elvis, vestito ovviamente da Elvis, salire in auto con impermeabile alla ispettore Derrick e valigetta ventiquattro ore. Ma mio marito, imperturbabile, ha deciso che non potevamo arrivare fin lì e poi tirarci indietro. 



Sante parole. E allora sì, siamo rientrati e abbiamo prenotato. Matrimonio officiato da Elvis, Vegas style. Se le cose si fanno, vanno fatte per bene. Quindi il giorno dopo ci siamo presentati alla chiesa, ci siamo messi in coda con altre coppie (ora qui apriamo una parentesi, noi eravamo lì per ridere e divertirci, ma che tristezza sposarsi "per davvero" con la stessa modalità con cui si va a fare una visita dal dottore) e abbiamo aspettato il nostro turno. Elvis era in ritardo, Vegas style. 

Ma quando è arrivato, la scena è stata tutta sua. Mi ha accompagnata all'altare cantando Love Me Tender, ha officiato la funzione con grande serietà, ha concluso con VIva Las Vegas e poi si è prestato ad un servizio fotografico in grande stile. Ora, so che morite dalla voglia di vedere quelle foto, ma al momento non le ho ancora acquistate. E' sì, perché guai a fare una foto personale lì dentro, no tutto rigorosamente blindato e poi comodamente acquistabile con carta di credito, USA style. 



Ma dicci, Cindy, cos'altro avete fatto a Vegas? Ecco, poiché non era la nostra prima volta lì, abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso. Perché sì, andare a Las Vegas e tenersi lontano dallo strip - ammesso di volerlo fare - è possibile. Oltre al matrimonio, abbiamo realizzato ben due sogni. Uno era mio ed era quello di vedere il Neon Museum, una sorta di cimitero dove vengono conservate le insegne dei vecchi alberghi di Las Vegas. Perché sì, a Las Vegas, quando sono stufi di un albergo lo buttano giù, senza tante storie. Abbiamo fatto la visita guidata ed è stato un bellissimo viaggio nella storia della città. E c'era anche l'insegna dell'albergo dove abbiamo alloggiato anni fa, la nostra prima volta lì.

Il secondo sogno era di mio marito ed era quello di visitare la Shelby American, una casa automobilistica famosa per la sua personalizzazione della Ford Mustang - quella con le due strisce sulla carrozzeria. Ora, a me sinceramente di motori frega meno di zero, ma vedere un luogo così importante nella storia automobilistica mi ha davvero emozionata. Mi faccio prendere, cosa vi devo dire


Tutto qui, Cindy? No, dai. A Las Vegas abbiamo anche passato qualche ora al Museo dei Flipper e giocato con un flipper del 1950, abbiamo mangiato un hamburger in uno dei tanti ristoranti di Bastianich, abbiamo camminato, camminato, camminato, camminato, come un po' tutti a Las Vegas, ci siamo persi all'interno di almeno due o tre alberghi, disperando ad un certo punto di rivedere la luce, abbiamo mangiato una delle pizze più buone al mondo, abbiamo visto uomini imperturbabili perdere ventimila dollari nel giro di mezz'ora e indiani con il turbante vincere in continuazione sorseggiando Perrier, siamo finiti nel mezzo di un festival country e ci siamo divertiti. Perché a Las Vegas non puoi proprio far altro. 

(Se proprio volete vedere altre foto, le trovate qui).

venerdì 20 novembre 2015

Chiacchiere del venerdì

Buongiorno. E' un periodo strano, siamo tutti un po' inquieti e smarriti, ma ci affidiamo alla vita di ogni giorno e andiamo avanti. Oggi è venerdì, tempo di chiacchiere. No? E allora io mi metto comoda, riempio la tazza del mio tè preferito e vi racconto un po' di cose. Voi, mi raccomando, raccontatemi le vostre! 

- ho un'altra youtuber da segnalarvi. Questa volta non potete dirmi che si tratta di una fighetta californiana secca che se la tira tantissimo o una biondona della prateria americana. Lei è un'illustratrice cilena dolcissima che ora vive a Londra, dopo essere stata per un periodo a Berlino. E' bravissima e davvero simpatica. Che vi devo dire, lei è Fran Nerd e io la amo. Se volete innamorarvi anche voi, date un'occhiata a questo video

- come ormai sapete, perché ve l'ho detto e ridetto fino alla nausea, sono dipendente dai documentari e Netflix ha cambiato la mia vita. Sabato pomeriggio, insieme a mio marito, abbiamo guardato Cowspiracy e io, ad un certo punto, mi sono messa a piangere. Si tratta di un documentario sul mondo dell'allevamento intensivo e del suo impatto sull'inquinamento globale. Ma non è stato l'inquinamento che mi ha fatto piangere, è che quando ci sono di mezzo le mucche il mio cuore si spezza. 

- ci sono caduta di nuovo, mi sono iscritta a un corso online. Non si tratta di un corso relativo alla mia professione, ma semplicemente un percorso quotidiano di riflessione (soprattutto fotografica) sulla meraviglia. Si chiama Cultivating Wonder ed è tenuto da Andrea Scher, una delle mie ispirazioni più grandi. Il corso è appena iniziato ed è un'ottima occasione per riflettere sulla meraviglia quotidiana che c'è sempre nelle nostre giornate. Basta cercarla, lei c'è. 

- sempre su questo argomento, ultimamente ho letto due post di grande saggezza. Uno lo ha scritto Jeanine Stewart, un'altra donna che io amo fortissimo, che in questo post racconta dell'importanza di rendersi conto di quanto i piccoli momenti di gioia quotidiana siano preziosi. L'altro è di Claudia Porta, che qui riflette su gioia e sofferenza e su come la vita sia qui e ora. Da leggere. 

- anche a voi capita di ascoltare musica diversa a seconda del periodo dell'anno in cui vi trovate? Io sento tantissimo il ritmo delle stagioni, in ogni cosa, e ovviamente anche nella musica, che è una componente così importante della mia vita. Quindi, in questo periodo, che è tutto tazze di tè, voglia di maglioni pesanti e luce soffusa delle candele, m'è tornata la voglia di ascoltare gli Of Monsters And Men e ho scoperto che li amo sempre di più.

- ho terminato L'amica geniale ed è proprio come tutti mi dicevano: ti prende dalla prima riga e non ne esci più. Ho una lista di libri da smaltire, quindi non mi sono ancora precipitata ad acquistare il seguito, ma sono in ansia. 

- se mi seguite su Facebook, sapete sicuramente che sono innamorata pazza del progetto 365 strangers di Davide Buscaglia. Davide è un ragazzo della mia zona, psicologo appassionato di fotografia che ha deciso di fotografare uno sconosciuto al giorno, per 365 giorni. Il progetto ora sta per diventare una mostra, alla quale si può contribuire con un crowdfunding. Io ho subito contribuito con entusiasmo e incrocio le dita perché ce la facciano. 

- e voi, ditemi, parteciperete al Secret Santa

Buon fine settimana! 

mercoledì 18 novembre 2015

Secret Santa 2015


Evviva, ci siamo!!! E' tornato il Secret Santa! Devo ammetterlo, scalpitavo da tempo, non vedevo l'ora di riprendere a godermi l'atmosfera dello scambio di pacchetti, di gioia, di gesti belli tra sconosciuti. Non vedo l'ora di vedere di nuovo le foto dei vostri regali, leggere le storie di come vi siete trovati, piaciuti, ricosciuti, di come sono nati contatti e amicizie virtuali. 

Il Secret Santa è nato lo scorso anno, assolutamente per caso, da un'idea improvvisa venutami in un pomeriggio qualsiasi. Pare che fosse una buona idea però, perché è piaciuta tantissimo e un bel po' di voi hanno deciso di partecipare. Spero che quest'anno ci sia lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di farsi prendere dall'atmosfera del Natale!

Ma cos'è il Secret Santa? 

Il Secret Santa è uno scambio di doni tra sconosciuti. L'idea mi è venuta ripensando a una tradizione natalizia che avevamo ai tempi dell'università, in collegio. Ognuna di noi estraeva a sorte il nominativo di un'altra ragazza, alla quale doveva lasciare un piccolo regalino quotidiano nella cassetta della posta. Il Secret Santa terminava poi con una festa, in cui ci si rivelava e si consegnava il regalo di Natale finale. 

Il mio Secret Santa trae spunto da quella tradizione così divertente e segue più o meno le stesse regole, regalino quotidiano escluso per ovvi motivi logistici. Ecco cosa dovete fare:

- dovete inviarmi una mail all'indirizzo acasadicindy@gmail.com con la vostra adesione, scrivendomi il vostro indirizzo di posta. Avete tempo per farlo fino a martedì 1 dicembre

- lo scorso anno, vi avevo chiesto di indicarmi la vostra canzone di Natale preferita, per creare una playlist natalizia. Quest'anno vi chiedo di scrivermi il vostro film di Natale del cuore, così mettiamo insieme un elenco di suggerimenti per le giornate di Natale davanti alla TV. 

- sabato 5 dicembre invierò ad ognuno di voi l'indirizzo della persona a cui inviare il regalo. Il regalo dovrà essere semplice, magari fatto a mano, sempre e comunque scelto con il cuore. La cosa più importante è che lo spediate per tempo, lo scorso anno alcune persone non lo hanno ricevuto entro Natale e vorrei che quest'anno tutti avessero la sopresa in tempo. 

Divertitevi, metteteci il cuore, allungate la mano a uno sconosciuto/a. E, vi prego, se potete, fate girare questo post, ditelo alle amiche, alla mamma, mettetelo su facebook, fate casino. Più siamo, più è bello. 

Buon Secret Santa a tutti! 

lunedì 16 novembre 2015

Muffin vegani con banana e noci

Solitamente il lunedì, da qualche settimana a questa parte, si apre con una nuova tappa del mio vecchio viaggio negli Stati Uniti (son passati ormai due mesi, è vecchissimo). Questo lunedì sarebbe stata la volta delle luci di Las Vegas, del matrimonio, di Love Me Tender cantata da Elvis, ma non ce l'ho fatta. Questo fine settimana ho provato più volte a cominciare il post, ma non mi venivano le parole. Ecco sì, ho passato tre giorni senza parole. Non mi veniva niente da scrivere su Facebook, nessuna foto da mettere su Instagram, nessuna parola per cominciare un post. Nulla, il vuoto più totale

Come sapete, a Parigi sono stata a gennaio. A Le Petit Cambodge, uno dei luoghi dell'attacco terroristico, ho passato una delle più belle serate di quella vacanza. Un posto sempre pieno di gente, di sorrisi, di cibo buonissimo, di vita. C'era un'atmosfera fantastica, in quel posto. E adesso quell'atmosfera sa di morte. Quel ricordo è stato sporcato e ora ho in bocca un gusto amaro che non è ancora andato via. 

Lo so, è solo un ricordo, non è nulla se paragonato alla disperazione di chi ha perso una persona cara, di chi ha visto la propria vita cambiare per sempre. Ma quel ricordo scintillante trasformatosi in un buco nero è un po' quello che si vuole fare con le nostre vite, farle diventare buie e senza speranza. E allora bisogna lottare, vivere ancora di più, togliere quel velo nero e metterci ancora più colore, in questa vita che ci è stata data in dono. Quindi ricomincio a chiacchierare e, nel farlo, ricomincio dalla cucina, che spesso è il mio luogo di conforto. 

Ormai ve l'ho detto già alla nausea, da tempo sto facendo esperimenti con i dolci vegani. Da qualche mese a questa parte, abbiamo cambiato le nostre abitudini alimentari, riducendo drasticamente il consumo di carne e di derivati animali, cosa che peraltro che poi non è stata così difficile perché eravamo già praticamente vegetariani. ll cambiamento significativo è stato non acquistare più formaggio, latte, yogurt e uova. Questo non vuol dire che abbiamo smesso di mangiarli, semplicemente non ne consumiamo più a casa. 

Trattandosi di una scelta di salute e non di principio, cerchiamo di adottare questa pratica nella nostra quotidianità, senza porci problemi in caso di pranzi o cene fuori. Vorrei tantissimo diventare vegetariana e rinunciare per sempre ad alimenti di origine animale, ma non riesco a trovare quel rigore dentro di me. Non riesco a dirmi "non mangerò mai più carne", mi spaventa quell'assolutezza. Per quanto poi, di carne non ne mangi praticamente mai. Vivo di contraddizioni, ormai lo sapete

Detto questo, comunque, volevo condividere con voi una ricetta di muffin che è ottima anche se di veganesimo non volete sentirne parlare neanche lontanamente. Perché spesso si commette l'errore di pensare che i dolci senza burro e senza uova non sappiano di niente (io stessa lo pensavo fino a pochi anni fa), sbagliando clamorosamente. Questi muffin, così come la torta di cui vi avevo scritto tempo fa, ne sono la testimonianza lampante. Provateli, poi mi direte. 


Muffin vegani alla banana e noci 

Ingredienti per 12 muffin

250 gr. di farina 0
2 banane medio-grandi abbastanza mature
100 gr. di zucchero di canna
1 bustina di lievito per dolci
150 gr. di latte di soia (o altro latte vegetale)
50 gr. di olio di semi
un pizzico di sale
noci q.b

Schiacciare le banane con una forchetta per ottenere una crema morbida. Aggiungere il latte, l'olio e un pizzico di sale, continuando sempre a mescolare. A parte, setacciare la farina e lievito, aggiungere lo zucchero, mescolare velocemente e unire al composto di banana. Mescolare brevemente il tutto, per ottenere un composto omogeneo. Quindi aggiungere le noci spezzettate. Disporre il composto in 12 pirottini da muffin e cuocere in forno a 180° per circa 20/25 minuti. 

(La ricetta originale è questa qui, io ho fatto qualche modifica a mio gusto). 

venerdì 13 novembre 2015

Wishlist del venerdì

Buongiorno, amici. Com'è andata la settimana? Casini, rotture di scatole, imprevisti? Non c'è problema, oggi è venerdì e torna la wishlist, fatta apposta per liberare la mente e non pensare alle menate di ogni giorno. 

Ma, a proposito di liste dei desideri, voi l'avete già scritta la letterina a Babbo Natale? Io non solo ho già scritto quella, ma mi sono portata avanti e ho pure fatto una listina per il mio compleanno. Del resto, si tratta di cose importanti e bisogna essere previdenti. No? 

1. Non so se vi ricordate, tempo fa avevo scritto una lista di cose che vorrei fare, prima o poi nella vita. Non che abbia fatto molto, da quando ho pubblicato quel post, se non aver acquistato un corso di francese che non ho ancora cominciato. Ma la lista è sempre lì e un po' di cose si stanno muovendo, nei meandri della mia testa. 

Detto questo, tra le cose da fare elencate in quel post, c'era imparare a cucire. Mia mamma è sarta, mia zia ha avuto per anni una scuola di taglio e cucito, il fatto che io non sappia neanche attaccare un bottone è francamente imbarazzante. Che vi devo dire, sono sempre stata un po' viziatella, il fatto che ci fosse chi lo faceva per me mi esimeva dal dovermi sbattere io. Facile no? Adesso però vorrei imparare, soprattutto perché non trovo in giro le cose che vorrei. Non pretendo di imparare a fare tutto, ma se almeno riuscissi a cucirmi qualche gonna, sarebbe un grande traguardo. 

Come sempre mi capita, tutto deve partire da un libro. Non so perché, qualsiasi cosa io abbia intenzione di fare, ci deve sempre essere un libro a guidarmi. E se poi il libro è di Lotta Jansdotter, beh allora. Mi sogno insieme a mia mamma, sedute al tavolo da lavoro, a creare quei favolosi vestiti che si mette Lotta. Purtroppo, quando mia mamma mi insegna qualcosa, cominciamo a litigare dopo dieci minuti e io me ne vado sbattendo la porta. 



2. Lo so, ho scritto di una borsa anche nella mia passata lista dei desideri. Il fatto è che io - come tutte le donne, credo - adoro le borse. Diciamolo, non se ne hanno mai abbastanza. Nella mia vita precedente, quando ero una lavoratrice dipendente con uno stipendio fisso tutti i mesi (musichina triste e malinconica di sottofondo), ne acquistavo tantissime. Ora mi sono data una calmata, un po' per motivi economici, un po' perché m'è nata anche una passione per le scarpe che prima non avevo...ehm.

Bando alle ciance, ci sono borse non si possono non avere. Se si tratta di una cartella, in edizione limitata, disegnata da Alessandro Baronciani, è possibile resistere? Forse voi potreste riuscirci, io non credo proprio. Di Baronciani sfoggio orgogliosa una t-shirt acquistata da Oimemì, non posso non avere questa borsa. Marito, se ancora leggi questo blog, tira fuori la carta di credito e agisci. 

3. Amo il lavoro di Tulimami da anni, periodicamente mi dico che voglio prendermi una sua collana, guardo il suo sito, faccio scorrere le pagine avanti e indietro, guardo una volpe, una cinderella, una barchetta, ne aggiungo al carrello una, la tolgo, ci ripenso, ne aggiungo un'altra, insomma...mi piacciono tutte, non riesco a decidermi. 

Perché Tulimami è bravissima e io le vorrei tutte, le cose che fa, mannaggia. Ma adesso mi decido, eh. Il tipo di collana l'ho scelto, ora mi manca solo più il colore. Mi aiutate?





mercoledì 11 novembre 2015

Mi piace quando Vero preme play

Vi mancava Vero? A me da morire. Fortunatamente è tornata e ci racconta di un album imperdibile (che io non conoscevo, ma che grazie a Vero ora fa parte della mia vita e non potrei esserle più grata). 


La mia amica Chloe è mia amica da pochi mesi, l’ho conosciuta in Canada e lei è originaria di Ottawa, la capitale.

Insomma, con lei ho stretto da subito una stupenda amicizia perché, innanzitutto, lei è bellissima e io non posso fare a meno che legarmi a bellaggente, è intelligentissima e io - che di intelligenza non ne ho tanta - preferisco circondarmi di gente migliore di me così magari imparo un po’ e miglioro anch’io. 
Insomma, Chloe è la perfezione, un mix di canadesità e dolcezza nonché sano senso dell’umorismo.

L’ultima volta che ho visto Chloe era il mio ultimo giorno in Canada, lei stava prendendo un autobus che da Toronto l’avrebbe portata a casa ad Ottawa perché era venerdì e lei voleva passare il fine settimana in famiglia. L’ho accompagnata fino alla stazione degli autobus per poter stare ancora un po’ nella sua atmosfera. Quando il suo autobus è arrivato, ci siamo abbracciate a lungo dopodichè le ho scritto il mio indirizzo italiano sull’agenda che aveva cacciato dal borsone bianco. 

Mentre si allontanava per salire sull’autobus, entrambe trattenendo la lacrima che prepotente voleva uscire, disse: “don’t forget to check out on Seu Jorge!”.


Seu Jorge è un artista brasiliano che nel 2004 ha prestato la sua voce reinterpretando alcuni pezzi di David Bowie in portoghese per la colonna sonora del film di Wes Anderson “The Life Aquatic With Steve Zissou”. Da questo fortunato episodio è nato un album “The Life Aquatic Studio Sessions Featuring Seu Jorge” ovvero una collezione di canzoni di David Bowie in lingua portoghese.

Il risultato, per chi ha in mente le canzoni di David e chi le ama come me, è qualcosa di originale e affascinante, anche lo stesso Bowie ha affermato (grazie wikipedia) : “Had Seu Jorge not recorded my songs in Portuguese I would never have heard this new level of beauty which he has imbued them with”.

 Io lo amo e anche Bowie lo ama.

Chloe aveva ragione, non avrei potuto fare a meno di ascoltare in loop questa, in particolare. 

How about you?


lunedì 9 novembre 2015

Cindy va in America parte 3: Death Valley


In ogni viaggio c'è sempre il luogo che vi soprende inaspettatamente, quello che un po' vi delude, quello che scoprite per caso, quello che sapete ancora prima della partenza che sarà il vostro posto preferito. E io lo sapevo. Lo sapevo che la Death Valley mi avrebbe mandata fuori di testa. Lo sapevo ancor prima di salire su quell'aereo. 

Alla Death Valley abbiamo girato intorno per un po', ma - per un motivo o per l'altro - non siamo mai riusciti a visitarla. Una volta per mancanza di tempo, l'altra per mancanza di voglia, c'era sempre qualcosa che non andava. Questa volta, che deve assolutamente essere l'ultimo viaggio in California (e mo' basta, ché il mondo è grande, eh), mi son detta che non potevo proprio perdermela. 



Una delle cose che più amo, dei viaggi in auto in America, è che spesso il panorama cambia radicalmente nel giro di mezza giornata. Siamo partiti da Lee Vining, il paesino di cui vi ho raccontato la scorsa volta, in una cupa giornata di pioggia. Eravamo terribilmente infreddoliti, vestiti a strati con praticamente tutto quello che avevamo in valigia, con il riscaldamento a palla in auto. Lungo il percorso, abbiamo fatto una deviazione panoramica lungo una strada fiancheggiata da abeti verdissimi e laghi. Ho già citato Twin Peaks, ma con la pioggia, gli alberi immensi, le case in legno e le montagne sullo sfondo, non c'è altra suggestione cinematografica che renda così bene l'idea. 

Comunque, guidando e guidando, piano piano il termometro dell'auto ha iniziato a salire. E noi abbiamo cominciato a togliere kway, felpa, sciarpa...nel giro di due ore eravamo in maglietta con l'aria condizionata accesa, alla sera a bordo piscina con i piedi a mollo. Insomma, dall'inverno di Yosemite siamo passati alla torrida estate desertica di Ridgecrest, cittadina dove avevamo scelto di dormire visto che le sistemazioni nella Death Valley erano tutte sold-out, oppure decisamente fuori budget oppure ancora infestate dagli scarafaggi. 



E il mattino dopo, finalmente, siamo partiti e siamo andati alla Death Valley. E come faccio a descrivervela? Temo non mi siano state date le parole per farlo. La Death Valley è un immenso deserto, con formazioni rocciose che si incendiano al tramonto, è mille panorami in uno, non ci sta dentro gli occhi, non ci sta dentro il cuore, figuriamoci se può trovar posto nelle parole di questo post. 

Come già mi era successo alla Monument Valley, sono stata travolta da un'emozione indescrivibile, sopraffatta dalla bellezza e dalla maestosità, m'è preso il groppo in gola dalla felicità. Una sorta di sindrome di Stendhal naturalistica. Perché ho realizzato che sì, io non mi commuovo davanti all'arte, bensì quando vedo la natura. E là, in quel deserto, guardavo ovunque, quasi senza sbattere le palpebre, per cercare di imprimere nella mente quelle immagini, perché sapevo che le foto e i video non avrebbero mai reso l'idea di quello che stavo vedendo. 



Nella Death Valley abbiamo passato una giornata intera, ma ovviamente ci sarebbe voluto molto di più, per godere di ogni percorso, di ogni camminata, di ogni roccia, di ogni sfumatura. Ho tergiversato più possibile, con il marito che scalpitava perché ci aspettava ancora un bel po' di strada, ma io non volevo andare via. Come avete capito, tendo ad affezionarmi ai posti che visito, ma lì era qualcosa di diverso. Era un crogiolarsi nella bellezza, era il non volerla lasciare andare per paura di non vedere più un posto così perfetto. Ma in lontananza c'erano le luci di Las Vegas e bisognava mettersi di nuovo in viaggio.

(Se proprio proprio avete voglia di vedere altre foto, le trovate qui)

venerdì 6 novembre 2015

Chiacchiere del venerdì


Ma come? E' finita un'altra settimana? E io, che avevo ancora mille mila cose da fare? Vabbè, come diceva sempre mia nonna, pace e pazienza e qualche santo sarà. Mi aspetta un weekend lentissimo, senza programmi, da riempire con i desideri del momento. Non potrei chiedere di meglio. 

Ma prima di far cominciare questo fine settimana, devo assolutamente chiacchierare un po' con voi. Pronti? 

- il grandissimo evento degli ultimi tempi, in casa di Cindy, è stata una smart TV e - subito dopo - l'abbonamento a Netflix. E la totale dipendenza. Tutto questo, ovviamente, per contraddire tutta la mia sparata sulla tecnologia, il controllo della mente e quelle robe lì. Però, quando guardo Netflix, sono assolutamente concentrata e vivo il momento. Quindi mindfulness perfetta. No? 

- in questa prima settimana di Netflix, abbiamo divorato Narcos. Per chi ancora non lo sapesse, visto che non si sente parlare d'altro, si tratta della storia romanzata della vita di Pablo Escobar. Violenta come solo una serie sui narcotrafficanti può essere, m'ha preso dal primo secondo e m'ha messo una gran voglia di rimettermi a leggere Don Wilson. A proposito, avete mai letto Il potere del cane?  Se la violenza non vi spaventa, fatelo. 

- va però detto che la prima cosa che ho fatto dopo aver sottoscritto l'abbonamento a Netflix è stata controllare il catalogo documentari e mi sono quasi commossa. Ce ne sono tantissimi, ma soprattutto c'è quello che volevo vedere da secoli: Jiro e l'arte del sushi. Ed è stato la cosa più bella vista questa settimana. La precisione degli stessi gesti compiuti ogni giorno, più volte al giorno, la ricerca della perfezione, la totale dedizione al lavoro e la vita di quest'uomo affascinano e riempiono di domande, come mi capita sempre con tutto quello che riguarda il Giappone. 

- giusto per non far morire di tristezza Sky (sssshhhhh, non diteglielo che daremo disdetta eh), abbiamo visto anche due film. Ho rivisto Drive, che - se possibile - m'è piaciuto ancora di più della prima volta. Ryan Gosling, come sempre, dice la sua, ma soprattutto ci sono Carey Mulligan - io la amo - e Los Angeles. E questo mi fa un certo effetto, ultimamente. Poi ho visto anche L'amore bugiardo, che mi incuriosiva perché il libro m'era piaciuto molto. Purtroppo, l'unico modo per apprezzarlo sarebbe stato non sapere a priori come andava a finire la storia. La consapevolezza m'ha tolto tutto il godimento, vabbè. 

- sembra che abbia passato la vita davanti alla TV, ma giuro che ho fatto anche altro. Ho cominciato a leggere L'amica geniale, in clamoroso ritardo rispetto al mondo intero, come sempre. Ovviamente, e ne ero consapevole, il libro mi ha catturata. La storia, l'ambientazione, i personaggi tratteggiati in maniera sublime, tutto è perfetto. Non riesco a smettere di leggere e al tempo stesso vorrei che il libro non finisse mai. Finalmente, avevo tanta voglia di un libro così. 

- sempre in tema di lettura, è arrivato - a sorpresa - il nuovo numero di Flow Magazine. Ogni volta che arriva, è una gioia e un sussulto di meraviglia ad ogni pagina. Se vi piacciono la carta, l'illustrazione, le cose semplici, è il giornale che fa per voi. 

- sono stata a mangiare, per la prima volta, in un ristorante vegano. Sì, che vi devo dire, sono una donna di provincia, certe cose dalle mie parti arrivano un pochino dopo. La cena è stata ottima, con dei dolci strepitosi. L'unica riflessione che mi è venuta, non sul ristorante ma sulla cucina vegana in genere, è stata: ma perché rendere vegani piatti tradizionali? Nel senso, la carbonara vegana non sarà mai come quella tradizionale, perché non darle un nome diverso per evitare inutili confronti? Eh lo so, perdo neuroni a interrogarmi su questioni come questa. 

- e, per finire, come già saprete se avete letto il blog in settimana, sono stata a sentire Jack Savoretti. Il ragazzo mi piace tanto, sorride sempre e si vede che è felice quando canta. Il concerto è stato bello, Genova è un po' casa sua e c'è un affetto particolare e io mi sono perfino commossa su questa canzone qui sotto.

Buon fine settimana, amici belli. 

mercoledì 4 novembre 2015

Tea for Two

Tempo fa ho scritto a Daria Pop e le ho chiesto: "allora, me lo scrivi un Tea for Two o no?". La risposta è stata quella che trovate qui sotto. Saggia e ispirante, come sempre. Grazie, Daria.

Buona lettura!

Mica pensavate di esservi liberati delle mie stronzate? Rieccomi qua, ogni tanto spunto anch’io.


Andiamo al sodo. Tanto tempo fa, in un vecchio Tea For Two, avevo parlato dello scrivere a mano, di quanto mi piacesse vedere la grafia degli altri e avevo accennato qualcosa sulla mia visione della vita divisa in due: AC/DC. Avanti Computer, Dopo Computer.

Degli amici che provengono dall’era AC conosco benissimo la grafia, al punto da distinguerli leggendo anche solo un “ciao” su un biglietto.

Gli amici conosciuti nell’era DC, salvo rare eccezioni, appartengono alla schiera di quelli con cui ho sempre comunicato via email/sms/whatsapp/chat e quindi, banalmente, non so come scrivono. E mi dispiace. Molto. 


Questa bella premessa per arrivare a dirvi che ho ripreso un’attività sorprendentemente rigenerante: scrivere a mano. Non solo: pure con la penna stilografica. C’è di più: in corsivo.
Per farlo, oltre a riempire righe di singole lettere, sto trascrivendo ricette. 

Tre ricette = male alla mano assicurato.

Perché non siamo più abituati, perché ormai la situazione è ribaltata: quando scrivevo la tesi di laurea, dovevo sempre stampare tutto e integrare a mano, altrimenti non riuscivo nemmeno a ragionare sul contenuto.

Oggi, abituata a ctrlX ctrlV, non riesco più a scrivere a mano perché non sono più in grado di correggere quello che scrivo. Così facendo, ho perso anche la capacità fisica di scrivere. 
No buono.


Così ho ripreso e quando posso chiudo le mie pause pranzo scrivendo a mano
Tanto ora che non fumo più, ho pure più tempo dopo il caffè.
Sì perché due mesi e mezzo fa ho smesso di fumare. Mi sento felice, appagata, piena di me e me la tiro pure perché era un sogno che non credevo di riuscire a realizzare. Quindi, dai, fatemi salire ulteriormente l’autostima dicendomi Brava.

E magari consigliatemi anche qualche sito o blog o video sulla grafia.
Da qualche parte ho letto che il corsivo è lo scorrere fluido dei pensieri.
Non solo: quando scrivo lentamente, concentrandomi sulla forma, tutto il resto scompare.

Altro che mindfulness. Bastava ricominciare a scrivere a mano.

martedì 3 novembre 2015

Mindfulness o del buon senso


Lo scorso agosto ho acquistato una copia di Flow Magazine interamente dedicata alla mindfulness. Mi incuriosiva l'argomento, ne sentivo parlare da tempo e avevo voglia di approfondire. Ricordo che, mentre lo stavo leggendo, mio marito m'ha chiesto: "ma di cosa parla 'sto giornale", "parla di mindfulness", "e cosa sarebbe?", "eh, praticamente, vorrebbe dire vivere il qui e ora, godersi il momento". Risposta di mio marito: "ah", con quell'espressione tra il distratto e il rassegnato che gli viene quando gli parlo di certe cose. 

Quel suo "ah", comunque, riassumeva tutto il mio pensiero sulla mindfulness: "ma che, ci hanno pure fatto dei corsi di laurea, su 'sta cosa?". Lungi da me il denigrare il lavoro altrui, ma non capivo dove stesse la genialità della cosa. Vivi il momento, godi di quello che stai facendo, apprezza ogni attimo. Goditi il tè che stai bevendo, la pasta che stai mangiando, il film che stai vedendo. Beh, dai, mi sembra l'abc della vita, no?

No, probabilmente no. Ottobre 2015, un marito "entusiasta" mi accompagna al concerto di Jack Savoretti. Io adoro andare ai concerti, ma tendo a prediligere locali oppure luoghi all'aperto, dove posso muovermi, non solo ballare, ma anche spostarmi se quelli che mi stanno vicini non mi vanno a genio. Non mi era mai capitato di assistere ad un concerto seduta, in un teatro (solitamente quelli che fanno tour teatrali non incontrano i miei gusti e poi, dio santo, tenere un concerto di Jack Savoretti in un teatro, dio mio, che Genova non abbia un locale adeguato...ah, ecco, sto andando fuori tema). 

Dicevo, non mi era mai capitato di assistere ad un concerto da seduta. Eravamo in ventesima fila, ottima visuale sul palco e - ahimè - sul pubblico davanti a noi (di quelli dietro non so, ho preferito non sapere). Quando è cominciato il concerto, si è alzato un muro di cellulari. Una visione assurda. Pensavo sarebbe durata qualche canzone, invece - un po' a turno - la cosa è andata avanti. Finché il cantante, con il suo modo di fare gentile e sorridente che potrebbe pure mandarti affanculo e tu gli diresti ancora grazie, ha invitato quelli che stavano riprendendo almeno a non tenere lo schermo davanti agli occhi, giusto per godersi il concerto. 

E ho ripensato a quei corsi di mindfulness e alle persone che fanno il mindfulness coach di mestiere e mi son resa conto di quanto siano necessari. Anche se la cosa mi manda fuori di testa. Ma dio mio, ma siamo arrivati al punto che non siamo più in grado di goderci un'esperienza se non la filtriamo attraverso uno schermo a cinque pollici? Ma cosa stiamo diventando? E non ditemi che sono anziana, visto che il pubblico era composto interamente da miei coetanei - se non più vecchi. Dio santo. 

Sarà che sono sempre stata una gran bastian contraria, fin da quando mia mamma mi obbligava ad andare sulle giostre "perché lo fanno tutti i bambini", ma quando vedo l'uso che si fa in giro dei cellulari, mi sale un nervoso che mi spinge ad usarli sempre meno. Apro facebook e sento solo un vociare indistinto, apro instagram e vedo che facciamo foto tutte uguali, su twitter grazie al cielo non ci vado più, perché era una gran perdita di tempo (che poi me lo dovete dire come fate a stare sui social e a essere anche produttivi, eh. Non è una critica, è che proprio io non ci riesco e mi piacerebbe sapere come si fa). 

Insomma, da tempo sentivo il bisogno di rallentare e usare meno il telefono. Il concerto di ieri sera m'ha dimostrato che è "cosa buona e giusta". Alla sera non mi porto più il telefono sul divano, ma lo lascio in cucina così manco mi viene voglia di alzarmi e mi godo i film. La decisione migliore presa è stata scegliere un operatore telefonico senza rete internet nel paese dove vivo, così uso solo il wifi di casa e quando esco con il cane, per un'ora ogni giorno, siamo solo io, lei, la natura e le persone che incontro. Mi sono accorta che spesso tiro fuori il telefono per noia, quando sono in treno, al ristorante, al bar. Basta, mi impongo di non farlo e mi guardo intorno. O fuori dal finestrino. O leggo. O penso. Un giorno ho realizzato quanto tempo guadagnerei se eliminassi dalla mia giornata il tempo inutile passato a guardare il telefono. Quando me ne sono resa conto, mi son detta che era ora di cambiare marcia. Ché il tempo mica sta qui ad aspettare noi e i nostri smartphone. Eh. 

Perché poi, pensateci bene, cosa ci ricorderemo tra un anno? Un concerto, una passeggiata in mezzo al bosco, la prima giornata al mare, la partenza per un viaggio, una serata a ridere come idioti con gli amici, una canzone che parte in un certo momento della giornata, un sorriso, il cane, le conversazioni con una persona che non c'è più oppure quello che abbiamo guardato su facebook, scorrendo lo schermo, spesso senza neanche vedere quello che guardiamo?

E giuro, io amo Internet, amo i social, questo blog è una boccata d'ossigeno in giornate grigie, mi ha regalato persone vere e meravigliose, quando devo prendermi una pausa e non posso uscire, vado su Pinterest e mi godo la meraviglia, sono su Instagram dalla prima ora, ho aperto Facebook poco dopo Zuckerberg, ma non voglio che un telefono diventi il padrone della mia vita. Io vi vedo, ragazzi, se non riuscite a resistere alla tentazione di avere sempre quel telefono in mano, lo state facendo male. La cosa vi sta prendendo la mano, mi tocca dar ragione a un kinesiologo di mia conoscenza che sostiene che gli smartphone sono strumenti di controllo della mente. E io non voglio dargli ragione, dio santo. 

Ma come posso non farlo? Vi vedo riprendere video che non guarderete mai, scattare foto solo per condividerle su facebook e testimoniare che siete usciti il sabato sera, comperare cose solo per poterle fotografare su instagram. Pensateci, c'è qualcosa che non va. Adesso fatemi andare però, 'sto post è già durato troppo e devo controllare se ho aggiornamenti su facebook.