martedì 10 gennaio 2017

Andalusia (prima parte)


Mamma mia, quanto tempo. E' proprio vero che la scrittura, come del resto un po' tutto nella vita, è questione di allenamento e devo dire che ho fatto un po' di fatica a cominciare questo post. Mi sembrava di avere la testa vuota, niente di interessante da dire, nessuna parola da mettere in fila. Poi ho cominciato a scrivere e vediamo cosa viene fuori. 

Come ben sapete se mi seguite qua e là sui social, sono stata in vacanza in Andalusia. Siamo partiti dopo Natale e tornati prima dell'Epifania, otto giorni di completo, totale, rilassante riposo, in un clima fantastico, in mezzo a gente sorridente, senza doverci preoccupare di nulla (a parte la macchina che ci ha lasciato a piedi, ma vabbè). Quindi è andato tutto benissimo ed è stato tutto perfetto. E l'Andalusia m'è piaciuta tanto, ovviamente.

Ho realizzato quanto fossi stanca prima di partire quando, una volta in Spagna, mi sono resa conto di come avevo organizzato il viaggio: dovrei usare una parolaccia, ma non lo faccio mai qui, ma credo abbiate capito. La meta era stata decisa a Trieste, durante le nostre vacanze estive. Al ritorno da quelle vacanze, in settembre, avevo prenotato i voli e poi me ne ero completamente scordata. Sapevo che saremmo andati in vacanza, ma non mi sono preoccupata di nulla

Contrariamente alla mia natura di organizzatrice precisina che prepara file excel per ogni aspetto della vacanza, non ho fatto nulla. La necessità di dover partire si è palesata all'orizzonte nel delirio del natale e della stanchezza di fine anno. Mi sembrava un'impresa epica anche solo cercare degli alberghi su booking. Affittare una macchina era come scalare l'everest. Non riuscivo a impegnare il mio cervello in niente. Nulla, zero. A pensarci ora mi sembra assurdo, ma ero davvero stanchissima.

Quindi ho preso delle decisioni a caso, tipo quella di affittare una casa per tutto il periodo a Siviglia e poi muoverci da lì. Senza calcolare le distanze, ovviamente. E vabbè l'Andalusia non sarà mica la California. Senza però prenotare la macchina, che lo facciamo da lì no? Senza prenotare le visite ai monumenti, che ci sarà mica tutta 'sta gente no? Ma no figurati, Cinzia, vai in vacanza solo tu tra Natale e Capodanno. 

Dopo aver fatto mezza mattinata di coda per entrare all'Alcazar di Siviglia, ho capito quanto sarebbe stato importante accendere il cervello prima della partenza. Fortunamente, mio marito non si lamenta mai (anche perché demanda TUTTA l'organizzazione a me, se pure mi trovasse da dire lo ucciderei) e accetta tutto senza problemi. E alla fine, forse, questa organizzazione sciuè sciuè non è andata così male. Oppure, molto semplicemente, l'Andalusia è così bella che sa farsi voler bene in ogni modo. Anche in quello un po' improvvisato che avevo scelto io. 

Perché sì avrò perso cose fondamentali, non avrò visto quel museo, quel monumento, quel locale, provato quel cibo, fatto quella cosa, visto quel paesino arroccato, ma l'Andalusia comunque m'è entrata dentro nel cuore, dentro dentro, giù in fondo, sgomitando e conquistandosi un posto di favore insieme ad altri posti visitati in passato. E con lei pure la Spagna, che avevo sempre trattato in maniera un po' freddina. 

Prima di visitare l'Andalusia, avevo solo trascorso tre giorni a Barcellona, impegnata più a passare del tempo con delle amiche che studiavano lì che a vedere la città, e altri tre a Madrid, che avevo amato molto ma vedevo come entità a sè, come una grande città al pari di Parigi o Londra, separata dalla nazione in cui si trova. Questa settimana nel sud della Spagna mi ha fatto innamorare perdutamente di questo paese, delle sue abitudini così lontane dalle mie (io ceno solitamente alle 19.30, non dico altro), della sua bellezza a volte sfrontata a volte tenuta nascosta dietro i portoni dei palazzi, della gente sorridente, rumorosa, piena di vita. 

Ho capito che la mia indifferenza verso la Spagna era solo dovuta al fatto che non avevo trascorso abbastanza tempo lì, che non le avevo dato il tempo di conquistarmi. E ho capito che spesso è bello scegliere delle mete che ci affascinano meno di altre, perché è bello vedere ciò che si ama ma è altrettanto bello scoprire di amare un luogo che non immaginavamo e imparare qualcosa di nuovo su di sè. Che poi non è questo il motivo per cui si viaggia? 

(Ci sentiamo la prossima settimana con un post più pratico e dettagliato). 

6 commenti:

  1. Ho visto Siviglia d'estate, 40 gradi all'ombra! E a Granada non siamo riusciti ad entrare all'Alhambra... Ma quanto è stato bello! L'idea di andarci in inverno non è niente male.

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    1. Si stava davvero benissimo, c'era il clima perfetto!

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  2. Siviglia è la mia città dell'anima. Il posto dove vorrei aver vissuto, dove vorrei vivere e dove, un giorno, mi piacerebbe andare a vivere.
    Ho reso l'idea? ;-)

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    1. Ma sai che non ho mai letto così tante dichiarazioni d'amore folle per una città come quando ho scritto in giro che sarei andata a Siviglia? E' magica!

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  3. Mai stata in Andalusia; sono curiosa di saperne qualcosa in più. Aspetto il post! :)

    Alice
    Ps: anche il mio ragazzo demanda sempre a me l'organizzazione viaggi. Lui una volta ha provato a lamentarsi: è stata la prima e anche ultima.

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  4. L'Andalusia è meravigliosa, sapevo che non ti avrebbe delusa!! La mia città del cuore è Granada, ci sono andata due volte, e l'ultima volta ci sono rimasta un anno (grazie Erasmus❤️), ma è come se una parte di me fosse rimasta lì, ad aspettare il mio ritorno!!
    La mia stagione preferita per viverla è la primavera, oppure fine settembre, quando i colori esplodono e non ce n'è più per nessuno!!!

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