venerdì 17 aprile 2015

Chiacchiere del venerdì


Buon venerdì e buon fine settimana. Oggi avevo voglia di chiacchierare, come mi capita sempre quando sono di buon umore, e allora ho messo su un po' di buona musica, mi son fatta un tè e ho cominciato a scrivere questo post. 

Come state? Io sto bene, grazie. Cito Daria Pop, che ha scritto un post da manuale qualche giorno fa, e ripeto ad alta voce, sto bene. Sto proprio bene. Ché poi magari non è che sia proprio così, ma se guardi la "big picture", come dicono gli americani, beh, se mi lamentassi farei peccato. Sto bene di salute, sono anche dimagrita, lotto con tutte le mie forze per realizzare il sogno di crearmi la vita lavorativa che vorrei, progetto viaggi e cambiamenti di look. No, dai, non potrei proprio lamentarmi. E se in tutto questo non c'ho praticamente una lira, c'ho il colesterolo e probabilmente i capelli viola non troverò mai il coraggio di farmeli, beh, chissenefrega no?

Detto questo, condivido con voi un po' delle cose degli ultimi giorni. E voi? Che ne dite, fate lo stesso con me? Mi raccontate le cose belle degli ultimi tempi?

- Vi ricordate com'era bello quando eravamo tutti innamorati di Jillian, lo scorso anno? Ci buttavamo a pesce nel suo mondo, sognando di comperare una fattoria nella prateria americana e passare il tempo a creare gioielli e preparare zuppe di verdura. Poi lei ha rovinato tutto, con le sue cacchio di foto di animali morti e fucili in spalla e oddio, adesso ha pure la foto con le corna d'alce. Che amore finito tragicamente. Peccato. Ma fa niente, perché io mi sono innamorata di nuovo. Questa volta vado sul sicuro, perché loro sono italiane e non mi sembrano proprio le tipe che possano uscire per andare a sparare a degli animali. Loro sono Pirati e sirene , sono due bellissime donne livornesi piene di creatività e io le amo tantissimo. Ps: il loro profilo Instagram è pazzesco, fa venir voglia di far le valigie e correre a vivere a Livorno. 

- La primavera mette voglia di shopping, no? Io solo un mese fa avevo solennemente deciso che non avrei acquistato nulla, per poi rimangiarmi la parola davanti al negozio di Mango. Ieri ho comperato ben due borse e una maglia a righe, ché non se ne hanno mai abbastanza, no? 

- Veramente di borse ne avrei acquistate tre e la terza è un acquisto del cuore, a seguito di un innamoramento folle nato su Instagram. Lei è Vittoria Drago , è di Bergamo e fa l'illustratrice. Io non potevo passare la primavera senza una delle sue borse con pois, non potevo proprio. 

- Sto leggendo parecchio, in questo periodo. Ho divorato un ebook delizioso intitolato Per un'ora di nuoto , la storia dell'amicizia tra due bambine nel Piemonte degli anni '70. L'autrice si chiama Laura Salvai, è torinese e sta per partire per un viaggio di quattro mesi in Sudamerica, che racconterà in questo blog. Dopo questa magia, sono passata a un libro di psicologia/economia, Predictably Irrational di Dan Ariely, lettura illuminante sui meccanismi che ci spingono a prendere determinate decisioni d'acquisto. Però credo di poter tollerare l'economia solo a piccole dosi, perché sono a metà e m'è già venuta voglia di un bel romanzo. 

- A questo proposito, mi sono abbandonata all'acquisto compulsivo di libri usati su Ebay, dove ormai ho un negozio di fiducia. Cinque libri di Scerbanenco per meno di 20 euro. Non potevo lasciarli lì, era un vero e proprio delitto. 

- Quando, ad inizio anno, ho espresso il desiderio di un'estate piena di concerti, non pensavo che mi sarebbe stata concessa così tanta grazia. I Subsonica a due passi da casa, Jovanotti a San Siro, gli Of Monsters and Men a Milano, i Bluvertigo al Goa-Boa, Paolo Nutini a Collisioni, un Lucca Summer Festival con l'imbarazzo della scelta, il Mojotic a Sestri Levante da farsi venire le lacrime dalla commozione, gli Interpol a fine agosto a Torino, troppa grazia, davvero. Grazie, grazie, grazie, dio dei concerti. Adesso devo solo comperare i biglietti, ché non vorrei rimanere a bocca asciutta. 

- Ah, dimenticavo. Credo che mi comprerò un fenicottero rosa in plastica da mettere in giardino. 

Buon fine settimana, amigos. 

martedì 14 aprile 2015

Tea For Two

S'è fatta attendere per un bel po', ma torna con un post da applauso. Chissà perché dice sempre quello che vorrei dire io, solo molto meglio. Buon Tea For Two e buona Daria, amici belli. 

E’ da un po’ che non ci si sente.
Ma ci sono stati alti e bassi, come per tutti, e quando ci sono i bassi la mia religione mi impedisce di scrivere il Tea For Two.
Però in tutto questo mi tengono sempre tanta compagnia le playlist di Oimemì. Scopritele anche voi, altro che le sorprese dell’uovo di pasqua.
Ed ecco che un bel giorno quei burloni di Oimemì ti sparano al cuore un pezzo dritto dritto dal 2000 tondo tondo:


I Grandaddy sanno un po’ di primavera, mi riportano a quei pomeriggi nel garage a suonare cose senza senso ma di un divertimento senza precedenti, mi riportano ai Negroni bevuti dopo le prove e alle sere a casa di Boto a sentire un disco, in sette sul letto e altrettanti sparsi sul pavimento.
Così, cercando di ritrovare un pizzico di quella sensazione di leggerezza, decido come ogni anno di fare piazza pulita.
Quest’anno il decluttering non riguarderà solo l’armadio ma anche altre sfere.

Non ho più voglia di gente aggressiva o lamentosa, non ho più voglia di sentirmi vomitare addosso i cazzi di chiunque si senta in diritto di farlo solo perché alla sua domanda “Come va?” io ho risposto “Bene grazie!”. Perché quando dite “Bene grazie!” capita spesso che l’altro si senta in diritto di scaricarti addosso tutta la sua merda e poi magari ti accorgi pure che rispetto a quella che gestisci tu non è nemmeno tanto merda. E allora vaffanculo, perché il mio “Bene grazie!” è un contributo per migliorare l’energia mia, tua e dell’universo intero, perché anche se dovrei dirti “Bene grazie un cazzo”, io cerco di tenere il timone dritto e il pensiero positivo a manetta e quindi non te lo dico per evitare di sommare alla tua merda pure la mia che magari è anche un po’ peggio, che ne sai?


Non ho più voglia di preoccuparmi ECCESSIVAMENTE degli altri. E se dico ECCESSIVAMENTE intendo che supero il limite della paranoia, vi assicuro. E Crosa potrebbe confermare perché pure lui è stufo di vedermi rincorrere con la mente la paura di aver detto una mezza parola sbagliata solo perché uno non risponde a un mio messaggio in cui magari gli chiedo semplicemente come sta. O l’ansia di rispondere subito e in qualsiasi situazione agli altri perché l’ho sempre fatto e se ora non lo faccio più l’altro può pensare che ce l’ho con lui. O quel preoccuparmi sempre per tutti, per troppi e per troppe cose. Va bene l’empatia, ma con me esagera. BASTA PARE, ZIA. A volte ho la sensazione di essere sempre proiettata verso gli altri e allora adesso basta, il decluttering mi farà buttare via questo eccesso di empatia/preoccupazione/chiamala come vuoi. Al centro rimetto me stessa e vi assicuro che a dirlo non è una stronza egoista che lo ha sempre fatto. 

Bene, voi direte, e a me che me ne cale di leggere un post così?

Ve ne cale eccome, perché io ho capito che chi bazzica a casa di cindy tendenzialmente è una gran bella persona, attenta al prossimo e che risponde “Bene grazie” anche se ha appena perso il lavoro e non ha una lira in tasca, una bella persona che ascolta bella musica e legge dei bei libri, rispetta il verde e la buona cucina, ama la vita sana e quindi le persone sane. E che sicuramente si è trovata a doversi corazzare o proteggere contro persone aggressive o che approfittano dell’altrui “Bene grazie!” per frantumare palle e prosciugare energia.

E adesso ditemi, come state? Forza, tutti insieme, anche voi da casa: BENE, GRAZIE!

giovedì 9 aprile 2015

Wishlist del venerdì

Buonissima primavera a tutti, amici bellissimi. Come state? Vi state godendo queste meravigliose giornate, per quanto possibile? Sarebbe un delitto non godere, anche per poco, del tepore, dei prati in fiore e dei profumi nell'aria. Ma la primavera riporta con sé - dopo tanto, troppo tempo - la wishlist del venerdì. Siete contenti? Io non sto nella pelle, ve lo devo dire! 

1. Dovete sapere che io in primavera divento hippie. Oh, sì. Anzi, meglio, diciamo che hippie lo sono un po' sempre, è solo che la primavera (e non parliamo dell'estate) acuisce questo mio stato d'animo. Quindi, se d'inverno ogni tanto mi scappa di sognare qualche vestito firmato o un gioiello, d'estate metto i miei zoccoletti svedesi, la camicia a quadri e scappo a farmi un tatuaggio (l'ho buttata lì perché credo che mio marito non legga più questo blog). Quindi, oltre ai tatuaggi e alle birre bevute con i piedi nudi affondati nella sabbia, mi viene voglia di cambiare casa. Strano, eh? Vorrei una casa vecchia, che affacci sul mare o sulla campagna, tutta da arredare con pezzi di recupero e cose vecchie. E già che stiamo sognando, vorrei anche avere il gusto per farla sembrare una cosa fighissima e non uno squat, come già sembra casa mia. Come questa qui sotto, insomma. Che si trova sul mio nuovo sito preferito, Pirati e Sirene




2. Con il cambio di stagione, viene anche il momento di cambiare la borsa. No? O meglio, viene la voglia di cambiarla la borsa. Basta pelle scura, marroni, neri e via al colore. Ecco, io quest'anno ho un piccolo problema, perché ho clamorosamente rovinato la borsa gialla regalo del mio compleanno (abbiamo detto che mio marito non lo legge più il blog, giusto?) e la borsa fucsia compagna di mille estati mi chiede da tempo di andare in pensione. Dramma. Devo comperarmi una borsa nuova. E non è mica facile, eh? Non è che uno esce, va in un negozio e bam, s'innamora. E no, mica succede così. Ci vuole tempo, l'umore giusto, la volontà di correre il rischio di non trovarlo più, l'amore della vita. Io da anni sogno una borsa di Moop, da quando Instagram non esisteva neanche nella mente del suo ideatore e si condivideva tutto su Flickr. La preistoria, insomma. Moop è un laboratorio di Pittsburgh che realizza borse in tela e io le amo tutte. Oggi vorrei questa


3. E poi, che vi devo dire, sì ne possiedo già tre paia, sì machissenefrega, voglio un altro paio di zoccoletti svedesi. Dorati. Che con i miei jeans un po' a zampa starebbero da Dio. Giusto, no?


martedì 7 aprile 2015

Leggermente: Molto Forte Incredibilmente Vicino

Oggi torna Elena, con un libro forte, difficile, che ti mette a dura prova. Ma che vale davvero la pena di leggere. Buona lettura. 

La colonna sonora, signori miei, è perfetta.


Di questo libro non so se riuscirò a scrivere qualcosa di sensato. Ho adorato Molto Forte Incredibilmente Vicino di Jonathan Safran Foer dalla prima all'ultima pagina, figure comprese.
Ne ho amato il ritmo e la fotografia (perché sì, mentre lo leggete "lo vedete tutto", scena dopo scena), il dolore e l'ironia, l'amore e la follia.



L'ho letto anni fa, e in questo periodo in cui faccio fatica a infilarmi anima e corpo in un romanzo, ho pensato potesse farmi bene provare a scrivere di qualcosa che mi ha segnata così tanto. Da non molto tempo è uscito pure il film, non l'ho visto: chiamatemi snob, se vi pare, ma non voglio cattive sorprese.



Molto Forte Incredibilmente Vicino porta con sé la morte, una morte di massa in verità (le storie che si intrecciano si basano sull'attentato alle Torri Gemelle e sull'ecatombe della guerra), ma contemporaneamente ci parla dell'intimità estrema della morte.
In quanti modi possiamo provare a superarla?
Nello stesso nucleo familiare, cresciuto tra le medesime regole, abitudini, esperienze, quanti diversi approcci alla morte possiamo trovare? Il lutto di una moglie quanto è differente da quello di un figlio?

Il libro di cui scrivo oggi parla di protezione, non dalla morte ma dalla perdita che la morte porta inevitabilmente con sé. 



Molto Forte Incredibilmente Vicino ci racconta di un viaggio reale e metaforico, di una missione di vita per sconfiggere il vuoto, di una ricerca fisica e interiore che porti pace e regali un po' di sollievo.
Ci sono un dolore delicato e un cinismo commovente che vanno incontrati, vanno letti, vanno sentiti per poterli amare come è successo a me. Senza perdersi nemmeno una foto, senza tralasciare simboli, immagini, parole cancellate, spazi vuoti.
Fatelo, che è un libro bellissimo.



Citazione preferita: impossibile scegliere, dovrei riscriverlo tutto. Quindi apro a caso e vi lascio la prima frase che mi si incolla sul cuore: "Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato".

P.S. Questo romanzo, come è successo a tante persone, mi ha aperto al mondo di Safran Foer, di cui ho successivamente letto Ogni cosa è illuminata (trovate qui qualche vecchia considerazione in merito) e Se niente importa, talmente potente da farmi riflettere per rivedere molte delle mie già ragionevolissime abitudini alimentari.

giovedì 2 aprile 2015

Ti regalo un libro


Aprile è iniziato ormai da due giorni e corre l'obbligo di tirare fuori i titoli da regalare questo mese. Eccoveli qui, tutti per voi. Mi lasciate un commento e il libro è vostro. Più facile di così! 

Buon aprile, buona primavera, buona Pasqua, buon tutto! E buona lettura, chevvelodicoaffare. 

martedì 31 marzo 2015

Wild - Cheryl Strayed


Questo libro era nella mia wishlist da mesi. L'avevo visto consigliato l'anno scorso su qualche sito americano, non ricordo bene dove. Mi piaceva un casino la copertina, cosa che - confesso e sono sincera - spesso mi spinge tantissimo verso la scelta di un libro (poi leggo anche la trama, eh). Mi piaceva l'idea di mettersi in cammino e raccontarlo. Sapevo del film con Reese Witherspoon, che mi ispirava moltissimo, ma che non mi ero mai decisa a vedere (sì, vedo troppo pochi film, è una mia grossa mancanza). Insomma, 'sto libro era lì, ma non mi decidevo a comperarlo. 

A peggiorare le cose, qualche tempo fa ne avevo letto una sonora stroncatura, una recensione in cui si diceva che si trattava della solita fuffa americana, le menate sull'autoaiuto, la scoperta di sè stessi, tutto in salsa Eat, Pray and Love. Visto che quest'ultimo libro l'ho trovato particolarmente irritante, in qualche modo Wild l'ho messo da parte mentalmente senza neppur comperarlo. Poi, nella mia assidua frequentazione di You Tube (che vi devo dire, alla sera devo scollegare il cervello), l'ho visto consigliato da una blogger americana. E daje, apri Amazon, compra con un click e via, in un attimo ho cominciato a leggerlo.

Se non ne avete ancora sentito parlare (cosa difficile, visto che se ne è detto più o meno ovunque), Wild è la storia autobiografica di Cheryl Strayed, una ragazza americana la cui vita viene sconvolta dalla scomparsa della madre, che muore di cancro a quarantacinque anni. Questo avvenimento lascia Cheryl completamente persa, una giovane donna che guarda la sua vita andare in pezzi senza reagire, senza far nulla se non abbandonarsi all'autodistruzione. Finché un giorno, del tutto casualmente, decide di percorrere il Pacific Crest Trail, un percorso di trekking che attraversa la California e l'Oregon, fino allo stato di Washington. 

Ho cominciato a leggere questo libro con un po' di esitazione, principalmente perché avevo in testa la questione delle menate sulla scoperta di sé stessi e temevo volesse un po' insegnarmi a vivere. E poi, diciamocelo, 315 pagine su una che cammina? Sarà mica noioso? Ecco, diciamo che la mia parte razionale veniva fuori in tutta la sua fiera rigidità. 

Ma ho dovuto ricredermi. Questo libro mi è piaciuto un casino. Proprio tanto. La scrittura è coinvolgente e la trama appassionante, grazie anche ai continui flashback sulla vita dell'autrice prima di intraprendere il cammino. E poi lei è sincera, onesta, vera. Ossia, chissà se lo è, ma dalla sua scrittura traspare questo e ciò rende il tutto estremamente interessante. 

Mi piace che racconti di sé aspetti negativi senza alcuna vergogna né alcun tentativo di giustificazione. Mi piace che abbia deciso di intraprendere il cammino per puro caso, dopo aver visto una guida del Pacific Crest Trail mentre era in coda al supermercato e non per chissà quale ragione mistica o spirituale. Mi piace che racconti tutti i suoi momenti di debolezza, l'impreparazione, l'inadeguatezza nell'affrontare un tale cammino. Mi piace perché potrei anche essere io, cioè no, io no, io al secondo giorno avrei abbandonato tutto e sarei corsa verso la prima città a bermi una birra guardando la TV. Diciamo che mi piace pensare che potrei essere io. Meglio così, dai. 

mercoledì 25 marzo 2015

Pasta frolla senza burro

Se mi leggete da tempo, sapete che combatto una battaglia senza quartiere con il colesterolo. No, vabbé, siamo onesti: soffro di colesterolo, cerco di combatterlo, a volte me ne frego e poi mi tocca rimettermi in carreggiata. Story of my life. Ho provato una dieta ferrea, tempo fa, ottenendo ottimi risultati. Il valore del colesterolo si è abbattuto, ma io avevo rinunciato a tutte le cose per cui vale la pena vivere: formaggio, burro, le patatine all'aperitivo e le brioche del bar. Roba da tagliarsi le vene, ve lo garantisco. Allora ho deciso di provare a ignorare il colesterolo e mangiare come mi piacerebbe davvero. Valore ritornato (quasi) alle stelle. Ora sto cercando un compromesso, una dieta che mi permetta di godere (ogni tanto) delle cose che mi piacciono, senza il pensiero di dovermene privare per sempre.

Visto che sto diventando un po' fricchettona, ho deciso di rinunciare (quasi) completamente ai prodotti industriali (merendine, biscotti, patatine, etc.), con l'unica eccezione delle brioche del bar. La vita non sarebbe vita senza il pensiero di farsi una colazione con cappuccino e brioche, ogni tanto. Ho deciso di rinunciare al burro nei dolci, in cambio della possibilità di mangiarlo, scegliendone uno buono e di qualità, spalmato sul pane insieme alla marmellata (la mia idea di paradiso). 

C'è ancora la questione formaggio, mio Dio. Il mio cibo preferito, la vita è davvero ingiusta. Comunque, solo una volta alla settimana. Ciao. L'ho detto. Vedremo se servirà a qualcosa. Intanto, sono diventata una pro nella pasta frolla senza burro. La ricetta l'ho trovata su Mysia, uno dei miei siti di riferimento, alla quale devo un sacco di ricette PERFETTE. Questa l'ho modificata leggermente, ma adesso va alla grande. E via di crostate. 




Pasta frolla senza burro

300 gr. di farina
100 gr. di zucchero
2 uova piccole piccole*
100 ml. di olio 
1/2 bustina di lievito per dolci

La cosa fighissima è che si prendono tutti gli ingredienti nella planetaria, si mescola il tutto e si ottiene un bel panetto maneggiabile (io ho sempre avuto enormi difficoltà con la frolla classica con il burro perché si sfarinava in continuazione), pronto da stendere nella teglia, da riempire di marmellata e da mangiare, dopo averlo cotto in forno a 180° per circa mezz'ora. La mia idea di cucina, per dire. 

*del tipo che la crostata la faccio solo quando mia zia mi porta queste uova piccine picciò, proprio della dimensione giusta.