giovedì 2 luglio 2015

New York (parte 2)


E via, dopo il il post della scorsa settimana, in cui raccontavo tutto il mondo virtuale newyorkese che alberga nella mia mente, nutrito da libri, film,  blog  (e da mille altre cose che sicuramente al momento mi sfuggono), arriva il momento dei miei consigli. Il momento tanto temuto perché ho sempre paura di non consigliare le cose giuste e che le persone non siano contente (insicurezza portami via). Comunque, lasciamo da parte le incertezze, e cominciamo. 

Cosa vedere

Ovviamente bisogna vedere tutti i posti classici, mica si va a New York a fare gli snob. In particolare, però, io non mi perderei:

- Ellis Island, soprattutto se avete un parente che è passato di lì, come nel mio caso. Fa davvero effetto. 

- la High Line, la passeggiata sopraelevata costruita al posto di un tratto di ferrovia. Il top è andare al Chelsea Market, comperarsi l'occorrente per un picnic o una merenda, e poi mangiare su, seduti su una delle sdraio a guardare passare la gente. Ecco, guardare passare la gente è un'attività bellissima, a New York raggiunge livelli di celestialità.


- salire su Top of the Rock. La prima volta che sono andata a New York, sono salita sull'Empire State Building e, niente da dire, la vista è stupenda e poi, insomma, si è sull'Empire. ll Top of the Rock, da un punto di vista scenografico e fotografico, è decisamente superiore. Innanzitutto, si può vedere l'Empire, così vicino che sembra quasi di poterlo toccare (ecco, vabbé, sto esagerando) e poi Central Park, il Crysler Building. Insomma, da riempirsi gli occhi. 

- Bryant Park. Central Park ovviamente è spettacolare, ma a Bryant Park ha un'atmosfera particolare. Saranno i tavolini, non so. Da non perdere. 

- Grand Central Station. A due passi da Bryant Park, un altro posto che per me riassume New York. Si entra, si salgono le scale, si sceglie un punto di osservazione, e si comincia a guardare. E - se siete fissati con le serie TV come me - vi verrà sicuramente in mente la scena in cui Serena Van Der Woodsen torna a New York dopo la fuga lontano (che ho riferimenti molto poco intellettuali l'abbiamo già detto, vero?). 



- South Street Seaport. In sè, non è davvero nulla di che. Si tratta di un insieme di negozi e ristoranti, una sorta di centro commerciale in puro stile americano. Ma si gode una vista del ponte di Brooklyn che ciao proprio. Si potrebbe andarci al tramonto e poi attraversare il ponte per andare a mangiare qualcosa a Brooklyn. Così, per dire. 

- Brooklyn Heights Promenade. Dall'altra parte di South Street Seaport, è la classica promenade con le panchine che si vede in centomila film. Credo che non ci sia nulla che faccia sentire al cinema, come sedersi su quelle panchine e guardare Manhattan. 

- Coney Island. A Coney Island si viene per rendere un omaggio ai Guerrieri della notte e per mangiare un hot dog da Nathan's, che pare faccia gli hot dog migliori del mondo. Non so se sia vero, però sono ottimi. Davvero. 



- Upper West Side. Dedicato a chi sta in fissa per You've Got Mail. Lì ci sono Zabar's, Café Lalo, il Riverside Park e tutte le vie che si vedono nel film. E il Museo di Storia Naturale, che vogliamo mica sputarci sopra, no?

Cosa mangiare

Se sento uno che torna da New York e dice di aver mangiato male, lo uccido. Sei praticamente al centro del mondo, in una città dove ci sono le cucine di tutto il mondo, puoi scegliere di mangiare tutto quello che vuoi, e torni dicendo che tutto fa schifo? C'è qualcosa che non va. 



Detto questo, che si mangia? Esperienza fondamentale, colazione con il caffè dei baracchini (quello con la scritta "we are happy to serve you" rossa e blu sul bicchiere di carta) e bagel con cream cheese. Poi i pretzel e gli hot dog, anche lì dai baracchini che sono praticamente ovunque. 

E poi tutto quello che volete. Il dim sum o il bubble tea a Chinatown, la pizza a Brooklyn, gli hamburger di Shake Shack, il pastrami da Katz's e via, si potrebbe andare avanti all'infinito. 

Dove mangiare

New York è una città che cambia in continuazione, quindi è difficile dare indicazioni sui posti, perché nel frattempo potrebbero aver chiuso. 

Comunque, sicuramente sarà aperto Katz's Deli, il locale divenuto famoso per la scena dell'orgasmo simulato in Harry Ti Presento Sally (c'è anche l'indicazione del tavolo dove è stata girata la scena). Film a parte, merita perché il pastrami è ottimo. 

Un altro posto che viene direttamente da un film è Café Lalo, il posto dove Meg Ryan e Tom Hanks si incontrano in You've Got Mail. Le torte sono buonissime, con porzioni tipicamente americane, sia chiaro. 



Poi ci sono dei posti dove non sono stata, ma che muoio dalla voglia di vedere e provare (se esisteranno ancora tra qualche anno). Sono Pastis, un bistrò francese nel Meatpacking District, Cafè Gitane e Café Mogador, che dovrebbero essere dei posti fighi, dove fare anche un po' di celebrity spotting. Il Café Gitane pare essere il posto preferito di Alexa Chung, ecco. 

Ma se uno vuole risparmiare o proprio non ce la fa più a mangiare fuori (a me succede praticamente sempre, al terzo giorno di viaggio il mio fisico comincia a chiedermi riso in bianco e verdura bollita), consiglio caldissimamente di entrare in una deli oppure nel reparto gastronomia di un grande supermercato (tipo Whole Foods): ci sono dei self-service con ogni genere di cose buone, sane, naturali, vegetariane, anche vegane. Si sceglie quello che si desidera, si riempie la propria vaschetta, si paga a peso alla cassa e poi si mangia dove si vuole - quasi tutti hanno spazio all'interno, oppure si può mangiare su una panchina all'aperto (c'è un enorme Whole Foods a Columbus Circle, davanti all'ingresso di Central Park, per dire). 

Dove comperare

Ovunque tranne che sulla Fifth Avenue. A meno che vogliate andare da Tiffany (vi auguro che non vi capiti come a me, alla quale il portiere sull'ascensore, guardandomi dall'alto in basso ha chiesto: "Silver department, right?". Beh, aveva ragione, del resto), tappa che non si può mancare. Per il resto, per me la Fifth Avenue è un delirio di gente e di caos. Non mi piace. Preferisco Soho, dove si trovano esattamente gli stessi marchi, se proprio li cercate. 



Il mio posto del SUPER cuore è Strand Books, un negozio magico di libri nuovi e usati a Union Square. Io non me ne sarei più andata, c'è un'atmosfera magica dentro a quel negozio. Per quel che riguarda le catene, amo tantissimo Bath And Body Works, un negozio pieno di creme e profumi, e Williams-Sonoma, un negozio di casalinghi super figo (ma caro, eh). Per quel che riguarda la cucina, il negozio più figo del mondo è Fishs Eddyche si trova a Soho, mentre Pearl River Mart, un paradiso di oggettistica cinese dalle parti della Broadway vicino a Chinatown, pare stia per chiudere. Correte, voi che potete. Ovviamente, poi, tutti i negozi dell'usato e i mercatini vintage che ci sono un po' ovunque, mentre, per quel che riguarda il cibo, le cupcakes di Magnolia Bakery (saranno un po' passate di moda ma a me piacciono sempre un casino), Sullivan Street Bakery, dove è stato inventato il pane senza impasto, unico tipo di pane che mi riesce sempre, e infine il cioccolato di quei due barbuti hipster di Mast Brothers Chocolate

Ecco, adesso ho voglia di comperare un biglietto per New York e non tornare più. 

martedì 30 giugno 2015

La mia casa ideale

(foto Buzzfeed

Voi ce l'avete una casa ideale? E' quella in cui state vivendo (che figata, se lo è) oppure no? Come sapete, io arredo case nella mia testa quando non riesco a dormire. Ho case pronte nella mia testa più o meno in ogni parte del mondo, arredate in ogni singolo dettaglio. Una meravigliosa casa con patio e piscina in Messico, vicino a Guadalajara. Un appartamento a Brooklyn e uno a Parigi. Possiedo una casa nella campagna inglese, poco lontano da Londra, e una in Provenza, vicino a Aix-en-provence. Poi ne ho un po' sparse qua e là, in Italia. Tutte case di fantasia, fatte della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.  

E poi c'è la mia casa ideale. Beh, ma anche quelle sono ideali, no? Sì, ma la mia casa ideale è un po' più ideale delle altre perché è vera, esiste, è fatta di calce e mattoni, ci passo davanti ogni singola mattina. 

La mia casa ideale non è nuova, non amo le case nuove, manca loro la personalità. La mia casa è vecchia, un filo cadente, con l'intonaco un po' andato, di un colore grigio spento. Ma io lo lascerei così, perché si intona perfettamente allo splendido, enorme cespuglio di ortensie che cresce davanti alla facciata. La mia casa ideale ha un grande giardino imperfetto, pieno di piante vecchio stile e fuori moda. La mia casa ideale ha un prato verde con i ciuffetti irregolari e qualche margherita che spunta qua e là, ma con l'erba sempre ben tosata per camminarci sopra a piedi nudi. 

Il giardino della mia casa ideale ha un vecchio pergolato in legno su cui si arrampica un glicine rigoglioso, che io non amo, ma con il quale farei subito amicizia. Nel giardino della mia casa ideale c'è un roseto colorato, qualche pianta di lillà, aiuole di tulipani che colorano la primavera e gerani che fioriscono fino a settembre inoltrato. Nel giardino della mia casa ideale c'è anche un angolo lasciato a prato, che aspetta solo la mia mano per diventare un orto. 

La mia casa ideale è piccola, ma su tre piani. Se ne conosco il giardino a memoria, non so come sia l'interno. Ma se ci fossi io, se potessi aprire quel cancello e farla mia, allora il piano terra diventerebbe una grande cucina, con al centro un tavolo enorme dove impastare, pranzare, lavorare, prendere il tè, chiacchierare. Sul tavolo ci sarebbe sempre una scatola di latta con i biscotti al burro, come a casa di mia nonna. Non ci sarebbero pensili, ma mille mensole e piatti appesi un po' ovunque. Insieme a foto e chincaglieria di ogni tipo. Poi ci sarebbe un divano su cui buttarsi quando si è stanchi, vicino alla stufa dove chiacchierare per ore in inverno.

Al piano di sopra, ci sarebbe un enorme studio luminoso, zeppo di libri fino all'inverosimile. Ci sarebbe tantissimo spazio, mensole bianche in ogni dove, colorate dalla moltitudine di romanzi e libri di fotografie. Nelle poche pareti libere, ci sarebbero foto in bianco e nero e copertine di vinili, manifesti vintage e ricordi di viaggio. Ci sarebbe un giradischi, dei vecchi vinili, una poltrona davanti alla finestra e un tavolo con una vecchia lampada dalla luce fioca. 

E poi ancora su, al piano di sopra. Lì ci sarebbe la nostra stanza da letto, con un grande letto da cui si possa guardare il cielo, vecchi comodini rimessi a nuovo e i quadri che mi porto dietro da sempre. E poi ci sarebbero una, anzi due, camere per gli ospiti, ché una casa ha senso solo se riempita di voci e risate e colazioni in compagnia e chiacchiere fino a notte fonda. 

Questa è la mia casa ideale, mi raccontate la vostra? 

giovedì 25 giugno 2015

New York (parte 1)

Tempo fa, Maddalena (una dei meravigliosi regali di questo blog) mi ha scritto per avere alcuni consigli di viaggio su New York. Presa dall'entusiasmo, le ho risposto: "Certo! E ci scrivo su anche un post!". Bene, da quella risposta così piena di gioia sono passati mesi. Ora Maddi sta per partire e io devo mantenere le mie promesse! Eccomi qui quindi con ben DUE post sulla mia città preferita al mondo, il primo - questo che state per leggere - che raccoglie tutte le mie ispirazioni, i film, libri e quant'altro che hanno alimentato il mio desiderio di New York, e il secondo, in cui scriverò alcuni miei consigli di viaggio, ossia le cose che più ho amato. 

Film

Come ben sapete, ho un animo molto pop, e il mio amore per New York non è nato con Woody Allen, bensì con un film decisamente più funky: You've Got Mail. Se prima quella per New York era semplice curiosità, con quel film si è trasformato in amore vero e nella voglia matta di visitarla al più presto possibile. Tanto da sceglierla come meta del mio viaggio di nozze. Non vi sto a dire molto in proposito, tutto il mio amore per New York e per quel film l'ho riassunto in questo post che ho scritto anni fa per Zelda Was A Writer.



Condivido la mia passione per New York con Teresa, carissima amica canadese, che - grazie alla vicinanza - riesce a visitarla almeno una volta l'anno. Non appena tornata dalla Grande Mela, le ho chiesto quale fosse il suo film preferito sulla città e lei mi ha suggerito Serendipity, una delicata storia d'amore che nasce da Bloomingdale's e trova il suo coronamento sulla pista di pattinaggio a Central Park.

Poi ovviamente ci sono Harry Ti Presento Sally, i film di Woody Allen, e - molto più recentemente - Tutto Può Cambiare, con Keira Knightley. Ma io sono incredibilmente affezionata ad alcuni film molto più vecchi, I guerrieri della notte, un epico viaggio notturno nella notte della NY di fine anni '70, La febbre del sabato sera, di cui potrei vedere e rivedere all'infinito la scena iniziale, con la camminata di John Travolta per le strade della città, Smoke, un vecchissimo film con Harvey Keitel nel ruolo di un tabaccaio a Brooklyn, Colazione da Tiffany, chevvelodicoaffare, e Come eravamo, uno dei film che più amo in assoluto - New York  o meno.



E per finire altri due film (oddio potrei andare avanti ore, credo), un filo snobbati ma per me fantastici. Uno è Stregata dalla luna, con Cher che si innamora di Nicholas Cage - è un po' trash, lo so, ma c'è tanta New York e mi commuove sempre. L'altro è Gangs Of New York, con Leonardo Di Caprio e Cameron Diaz, ambientato nella New York di fine ottocento. 

Libri

Anche qui, come per ogni categoria, ci sarebbe da andare avanti ore e ore. Del resto, quanti spunti e ispirazioni può dare, una città come New York? Comunque, vediamo di fare mente locale. 

Io ho amato molto, inaspettatamente, New York di Edward Rutherfurd. Rutherfurd è famoso per scrivere storie romanzate che seguono la storia di un paese o una città. In questo caso, racconta la storia di una famiglia, partendo da quando la città era ancora una colonia olandese per finire con l'11 settembre. Pensavo fosse noioso, ho divorato 984 pagine in un baleno.



Poi ho adorato Just Kids di Patty Smith e A Freewheelin' Time: A Memoir of Greenwich Village in the Sixties di Suze Rotolo, due bellissime storie d'amore e di musica ambientate nella New York degli anni '60 e '70. 

Che dire poi de Il giovane Holden di Salinger, di Colazione da Tiffany di Truman Capote e de Il Grande Gatsby di Scott Fitzgerald? 

Guide

Oltre a collezionare libri, colleziono anche guide di New York. Ognuno ha le sue debolezze, io non fumo e non mi drogo, compro guide di viaggio.  

Al momento ne possiedo quattro, ma ce ne sono molte che vorrei acquistare. Caso mai dovessi tornare a New York, prenderei: New York Low Cost di Alice Avallone, New York Itinerari d'autore della Lonely Planet e Guida della stilista a New York di Sybella Court. E chissà quante ne usciranno, prima del mio prossimo viaggio!



Il libro che vorrei, e che forse ha già fatto parte di una wishlist, è: J'aime New York di Alan Ducasse. L'ho sfogliato in una libreria e, oltre a essere un fantastico libro fotografico, è pieno di consigli di viaggio. Che poi, sconfinando nella cucina, sarebbero belli anche New York. Ricette di Culto di Marc Grossman e Una merenda a New York, sempre di Marc Grossman, magari da acquistare una volta tornati, per riprovare a fare le favolose ricette assaggiate in America. 

Che poi m'è venuto un desiderio lì per lì: ma farsi una raccolta di libri tutta dedicata a NY?

Blog

Ovviamente, non ci sono solo libri e film nel mio immaginario. Un sacco di sogni (e informazioni su NY vengono da blogger americane. Io seguo A Cup Of Jo, il blog/magazine di una ex-giornalista di Glamour USA. Quando ho iniziato a seguirla, viveva nel Greenwich Village e il blog era una sorta di diario della sua vita in città, ora è più un magazine, ma ci sono un sacco di risorse su NY.  Poi c'è Love Taza, il diario di una famiglia che vive a NY, sul cui blog si trovano guide e video sulla città. E infine, Gala Darling, di cui vi avevo parlato nell'ultima wishlist. Vive a NY anche lei e spesso racconta dei posti dove va. E scatta l'invidia.







Spero di essere stata esauriente, torno la prossima settimana con i miei consigli. Dai che lo so che non vedete l'ora.

martedì 23 giugno 2015

Subsonica

Ci sono concerti, a una certa età, che diventano una sorta di viaggio a ritroso nella propria vita. E' quello che mi è successo, qualche domenica fa, con i Subsonica. Del resto, li ascolto da più di quindici anni, un po' di compagnia ce la siamo fatta, in tutto questo tempo. 

Come tutte le cose che un po' ti cambiano la vita (sì, perché la musica cambia la vita, chi non lo crede non è mio amico), ricordo esattamente quando ho sentito per la prima volta una loro canzone. Era il 1999 ed io andavo ancora molto spesso a Milano, per via di quell'incubo della mia vita chiamato tesi di laurea. Ogni volta che andavo in città, da provinciale quale sono, aggiungevo al viaggio e alla sosta in università un bel giro in centro, a vedere i negozi. Tappa fissa era la Mondadori in Duomo, nel cui reparto sotterraneo c'erano delle colonnine dove si potevano ascoltare le ultime uscite (amici milanesi, aiutatemi, era la Mondadori, vero?). Ricordo di essere stata colpita dalla copertina del disco, in esposizione, di essermi messa le cuffie e di aver scelto una canzone a caso, attratta dal titolo, Il cielo su Torino. Bum. Farfalle nello stomaco. Amore al primo ascolto. 


Mi ero innamorata della voce del cantante, con quell'accento inconfondibile, innamorandomi - come capita sempre - anche un po' di lui. E poi c'era quella sensazione bellissima di stare ascoltando qualcosa di veramente nuovo, almeno per me. Ricordo di aver ascoltato l'intero album, in piedi in mezzo al negozio, senza trovare una sola canzone che non mi piacesse. Non ricordo se mi fossi comperata il disco subito, so per certo di essere tornata a casa dal mio fidanzato di allora portando con me la favolosa notizia di quella scoperta meravigliosa (non è una cosa bellissima poter dire a qualcuno: "ehi, ho scoperto un gruppo fighissimo, ti piacerà sicuramente?). 


Da lì è stato amore vero, intenso e totale per alcuni anni. Microchip Emozionale l'ho letteralmente consumato, mi son persino guardata tutto il Festival di Sanremo, nel 2000, per sentirli cantare (che poi si può sempre andare a Sanremo da veri fighi, come hanno fatto loro). Ricordo il primo concerto che ho sentito, al Nuvolari Libera Tribù di Cuneo, insieme a una manciata di persone felicissime e adoranti. Poi c'è stato Amorematico (che contiene una delle mie canzoni preferite in assoluto, Sole silenzioso), caduto in un periodo nuovo della mia vita. Lasciato il fidanzato, vivevo da sola e Amorematico faceva da colonna sonora in auto dei miei ritorni dalla discoteca. E di tutti i ritorni dai concerti dei Subsonica, visti con le amiche. 

Poi è arrivato Terrestre, che ho amato per metà, e L'eclissi, che è forse stato l'ultimo loro album che ho ascoltato per intero. Come spesso succede nella vita, stavamo prendendo strade diverse, e - pur volendoci sempre un gran bene - non ci si frequentava più molto. Ma di quel periodo ricordo un fantastico concerto in Piazza Galimberti a Cuneo, visto interamente sotto la pioggia. Preso Blu, ascoltata alla fine del concerto, ormai bagnati fradici, è un ricordo prezioso come pochi. 


Degli album successivi non conosco nulla, se non i singoli che passano alla radio e qualche canzone ascoltata per caso qua e là. Ma il fatto che non li ascolti più non vuol dire che, come succede con i vecchi amici, non ci si veda volentieri alla prima occasione. Come è successo domenica scorsa, a Mondovì. Tornare a sentire un loro concerto è stato proprio come trovarsi con degli amici che non si vedono da tempo, ma con i quali si entra in sintonia subito. E si condividono vecchi ricordi, si parla del passato, si ripercorre la propria vita. Tornare a sentire i Subsonica vuol dire guardarsi indietro, senza rimpianti, godendo del bello che c'è stato e di tutto quello che c'è ora. E alzare le mani al cielo, col sorriso sulle labbra, ogni volta che si sente "su le mani". Adesso come quindici anni fa. 

venerdì 19 giugno 2015

Wishlist del venerdì

Ormai è passato più di un mese dall'ultima wishlist e, come capita con tutte le cose che amiamo fare, m'è venuto un desiderio irresistibile di scriverne una nuova. Avevo programmato un post diverso, per questo venerdì, ma mi sono ritrovata con questa wishlist tra le mani e, dico io, potevo non condividerla?

A proposito, a breve comincerò a condividere quelle che mi avete mandato nei giorni scorsi, quindi - se avete voglia, anche se già lo avete fatto in passato, se non l'avete mai fatto, insomma, se vi ritrovate una wishlist tra le mani anche voi - mandatemi la vostra lista di desideri e io la pubblicherò. E sarà bellissimo. Ora, buona lettura. E buon weekend! 

1. Benissimo, è arrivato il momento di fare outing. Io posseggo quattro paia di zoccoletti. Ecco, magari per un sacco di persone possedere un gran numero di scarpe è una cosa normale, per me - che ho una personalità bipolare, amante dello shopping ma anche molto minimalista - è una cosa "esagerata". A volte, quando guardo la scarpiera, mi sento in colpa. Davanti agli zoccoletti, però proprio non so resistere. L'amore è nato lo scorso anno, quando ho acquistato il il mio primo paio di Swedish Hasbeens, comperati a Milano da Carla Saibene dopo un'ora passata a mettere e togliere paia diversi. L'amore era già evidente, perché li avrei comperati tutti. Dopo circa un mese, la mia amica Valeria mi dice che erano in offerta - a metà prezzo! - su Shoescribe. Metà prezzo? Ho comperato questi

Pensavo che ormai l'ossessione fosse finita, ma è arrivato l'autunno. Vuoi non avere un paio di zoccoletti da indossare anche con le calze, comodi, perfetti per la mezza stagione? Certo che no, se non li avessi saresti una brutta persona. Benissimo, click, aggiungi al carrello e mi sono portata a casa un paio di Lotta From Stockholm. E via, così siamo a posto. Ovviamente no, perché a maggio sono stata a Bergamo da Flamingo ed è stato amore a prima vista per questi favolosi zoccoletti argentati. Ecco, quindi siamo a quattro. Ci fermiamo qui. Poi ho visto che Lotta From Stockholm ha prodotto questi. Ecco. Mi trattengo, giuro. Forse. 


2. Conoscete Gala Darling? Nel caso improbabile che non la conosciate ancora, è una blogger americana la cui missione è insegnare alle persone ad amare se stessi e farlo alla grande. La sua filosofia è quella del Radical Self Love e il suo motto è Adorn Yourself, Adore Your Life. Io la seguo da tempo e la amo soprattutto da un punto di vista estetico: le sue foto con i vestiti fucsia, i tatuaggi, il suo sorriso mi fanno impazzire. Scrive una fantastica newsletter, piena di spunti di ispirazione e magia (come fa, mi chiedo, come fa) e tiene corsi di blogging in giro per il mondo (insieme a quell'altra gran figa di Rock 'n' Roll Bride), distribuendo saggezza e meraviglia qua e là. Insomma, tutto questo per dire che Gala Darling ha scritto un libro, potevo io non desiderarlo con tutto il mio cuore?


3. Per finire una meraviglia che si tiene questo weeekend e poi mai più. Voi conoscete la mia passione per l'handmade, la gioia che mi dà l'acquistare qualcosa di fatto a mano è incomparabile. Io cerco come posso - nel limite delle mie finanze orribilmente provate dalla mia dipendenza dagli zoccoletti in legno - di sostenerlo e seguo con ammirazione e passione tutti i creatori che ci sono in giro (quelli che mi piacciono, ovvio). Bene, detto questo, domenica 21 giugno a Bergamo si tiene per l'ultima volta il Band Loch Markt, al quale partecipano praticamente TUTTI i miei creatori preferiti. Al mercatino troverete OhjoiaPollazGira e rigira la moda, IsabòCorpocLa bottega delle fandonieLarinaniMaracondeNinùThelapisu, Cevì e molti altri che non conosco, ma che saranno sicuramente pazzeschi. Vale la gita, no? 

mercoledì 17 giugno 2015

Leggermente: Pagine Gialle

Questo è il Leggermente più figo di tutti, per me, per ora. Vi si sente dentro profumo d'estate, crema solare e caldo sulla pelle. Anch'io, all'arrivo dell'estate, sento voglia di libri gialli. Anch'io adoro Fred Vargas. Anch'io amo i gialli ambientati a nord. Che vi devo dire, le persone che scrivono per A casa di Cindy mi assomigliano in maniera impressionante - le avrò mica scelte per questo? :-)

Buona lettura e grazie ancora a Elena per averci dedicato tempo e preziosi consigli di lettura. 

Questo sarà un post anomalo, vi avverto già.
La prima stranezza sta nella scelta musicale, forse poco adatta ad accompagnare una lettura incentrata sui libri gialli, ma il motivo per cui ho selezionato i Beach House ve lo spiego tra poco.


E' scoppiata l'estate, ufficialmenteMentre vi scrivo la nostra Cindy è su una spiaggia romagnola che profuma tanto di Coachella Festival, qui a Genova fa caldo e io, come spesso succede durante le serate un po' afose, ho trovato conforto sul pavimento: computer, cuscini, vestito leggero e parquet.

Ma torniamo alla colonna sonora che state ascoltando: ho deciso di condividere Myth perché per me è sinonimo immediato di spiaggia, mare e ombrelloni (e non perché il gruppo che la canta si chiama Casa sulla spiaggia) e perché questo post racconterà quali pagine amo leggere con l'arrivo della bella stagione. Da maggio a settembre nella mia borsa è molto facile trovare dei libri gialli, molto spesso di stampo nordico, a volte di autori italiani, quasi sempre di origine francese. E quando sono di origine francese sono di Fred Vargas. Trovate un mio (datato) post sull'argomento anche qui, in diretta dalle ferie 2013.


Ho iniziato a divorare letture gialle con la mega saga di Stieg Larsson un po' di anni fa, bellissimo il primo volume, bellino il secondo, il terzo non l'ho nemmeno finito. Troppo lunghi, ridondanti, alla lunga piacioni, secondo me. Non mi sono però arresa e ricordo come se fosse oggi il giorno in cui ho sfilato dallo scaffale la costa gialla di Quello che ti meriti, un capolavoro di Anne Holt. Ecco, io non faccio testo perché della Holt ho letto tutto (mi mancano le ultime due uscite ma le ho già comprate, stanno solo aspettando che le infili nella borsa di paglia insieme ad asciugamano e infradito), però se vi piace la suspance discreta, quella più psicologica che reale, la Holt è la lettura per voi. E poi ci sono i boschi, la neve e, dettaglio assolutamente non trascurabile, la protagonista è una donna. 


Spesso i gialli che leggo fanno parte di una lunga serie di episodi, a volte indipendenti tra loro, altre volte assolutamente collegati, altre volte ancora con qualche semplice rimando qua e là al libro precedente o a quello successivo. E' questo anche il caso della Vargas e dell'ispettore Adamsberg, che amo follemente come se lo conoscessi. Non è una casualità che abbia scelto come soggetto delle foto del post L'uomo a rovescio di Fred Vargas, è il primo libro che ho letto di questa autrice ed è in assoluto quello che ho amato di più. Tra l'altro posso dire che è probabilmente anche uno dei miei libri preferiti.


Dentro trovate tutto: c'è l'amore, c'è la natura, c'è l'amicizia, c'è ovviamente anche la "componente gialla" perché di libro giallo si tratta, ma, se lo leggerete, prima della suspence, delle indagini e dei colpi di scena vi affascineranno i valori e i sentimenti. La lealtà, il rigore, la premura, il coraggio, la gratitudine, ma anche l'odio, la disonestà, la paura e la malinconia, sono i veri protagonisti di questo libro.


Per concludere in bellezza vorrei citare anche un paio di autrici italiane di cui ho letto le "gialle pubblicazioni" e sono Elisabetta Bucciarelli e Margherita Oggero, non hanno nulla da invidiare alle colleghe straniere eh, ma Adamsberg è il mio uomo ideale e le pinete della Holt...ciaone.

Ecco la frase che ho scelto questa volta:
"Camille aveva conservato dell'amore solo i desideri immediati e i sentimenti a breve gittata, murando qualsiasi ideale, qualsiasi speranza, qualsiasi velleità di grandezza. Non si aspettava quasi nulla da quasi nessuno. Ormai sapeva amare solo così, in una disposizione mentale predatrice e benevola, che sfiorava i limiti dell'indifferenza" (Fred Vargas, L'uomo a rovescio).

Ogni riferimento persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale, naturalmente ;-)

lunedì 15 giugno 2015

Torta di ciliegie

In realtà, questo post avrei dovuto intitolarlo "torte di ciliegie", perché ne ho ben due da condividere. Del resto, come ben sapete, quando arriva l'estate da queste parti si susseguono ondate di frutta e verdura. Quest'anno abbiamo avuto una debole produzione di fragole, che sono finite tutte nella mia pancia senza nemmeno pensare di doverle utilizzare in dolci o liquori, mentre invece c'è stata una discreta invasione di ciliegie. Anche in questo caso, una buona quantità è finita direttamente in pancia, ma ad un certo punto non ce la facevo più e correvo il rischio di vederle marcire senza poterle usare. Non sia mai! In casa mia non si butta il cibo, mai! Quindi che si fa? Si apre google e si cerca il modo di usare le ciliegie. Ecco i modi che ho trovato io, decisamente soddisfacenti, lasciatevelo dire. 

Torta di ciliegie e cioccolato


Qualche giorno fa mi serviva una torta per una cena con amici. Doveva essere una torta un po' goduriosa, non le solite torte dietetiche che cucino io, qualcosa che desse soddisfazione a fine pasto. Ho cercato un po' ed ho trovato questa torta qui, che si è rivelata essere un perfetto dessert: dolce, morbida e cioccolatosa, per finire il pasto con un bel sorriso. 

Ingredienti:

200 gr. cioccolato fondente
170 gr. zucchero di canna
1/2 bustina di lievito 
3 uova
125 gr di burro (la ricetta originale diceva 200, ma non me la sono sentita)
250 gr di ciliegie
30 gr di zucchero a velo
200 gr. di farina

Pulire e snocciolare le ciliegie. Metterle in una ciotola con lo zucchero a velo, mescolare bene e lasciarle riposare. Spezzettare il cioccolato e fonderlo a bagno maria insieme al burro. Montare zucchero e uova con una frusta finché si ottiene un composto spumoso e aggiungervi farina e lievito. Mescolare con cura, quindi aggiungervi il cioccolato e infine le ciliegie. Versare il composto in una teglia rivestita di carta da forno, cuocere in forno a 180° per 25/30 minuti. Lasciar raffreddare completamente prima di sformare la torta. 
N.B: la ricetta originale diceva poi di tagliare la torta a mo' di brownies, ma ho deciso di lasciarla intera. Era troppo bella!

Torta di ciliegie e mandorle


A differenza della torta con il cioccolato, questa è una torta più quotidiana. E' comunque ottima, se la servite a fine pasto farete sicuramente un figurone, ma io l'ho scelta perché avevo bisogno di una torta da mangiare a colazione e non volevo che ci fosse il burro - mannaggia a me. L'avevo vista tempo fa su Come i cavoli a merenda e me la sono salvata in attesa che arrivassero le ciliegie. 

Ingredienti:

200 gr. di farina bianca
50 gr. di farina di mandorle
1 bustina di lievito
100 gr. di zucchero bianco (la ricetta originale diceva 200)
125 gr.di yogurt alla ciliegia
125 ml olio di semi
3 uova

300 gr. ciliegie snocciolate

Mescolare la farina, la farina di mandorle, lo lievito e lo zucchero. A parte, invece, sbattere le uova e aggiungervi l'olio e lo yogurt, mescolando bene. Quindi unire i due composti e mescolare bene. Versare l'impasto in una teglia rivestita di carta da forno e unire le ciliegie, affondandole bene nell'impasto. Cuocere in forno caldo a 180° per circa 45/50 minuti.