giovedì 27 agosto 2015

Chiacchiere del venerdì


Eccomi qui, agosto sta per finire, tempo di fare due chiacchiere. Così come luglio, anche agosto è stato un mese strano. Se luglio è stato il mese in cui siamo stati costretti ad affrontare una malattia, perdendo miseramente la battaglia, ad agosto abbiamo dovuto reimparare a vivere. Un po' come rimettersi a guidare dopo un lungo periodo di sosta oppure come quando, da piccola, dopo essere stata in casa per un mese per via di una brutta scarlattina, avevo dovuto riabituarmi al mondo fuori. 

Nel nostro caso, è stato un po' come riabituarsi alla vita di prima, senza che fosse più quella di prima. Prendere confidenza con una nuova quotidianità, abituarsi a fare le stesse cose, ma in maniera diversa, con uno stato d'animo diverso. Imparare a portare in giro questo peso sul cuore, senza che ci impedisca di goderci le cose belle. E, come spesso capita nella vita, è solo questione di allenamento. Si prova, inizialmente si è un po' esitanti, goffi e impacciati, poi piano piano si prende confidenza e via che si va. Alcuni giorni meglio, altri meno, ma si va. Ed è questa la cosa più importante. 

In tutto questo, è tornato anche il momento delle chiacchiere frivole del venerdì e di raccontarvi un po' di questo mese d'agosto. 

- innanzitutto, mi sono rimessa a leggere, grazie a Dio. Temevo di non riuscire più a concentrarmi su una trama, due righe, qualche parola, e invece ce l'ho fatta. Ho letto La botanica del desiderio, di Michael Pollan, un libro meraviglioso incentrato sulla relazione reciproca tra uomo e piante, spiegata attraverso la storia di quattro piante (il melo, il tulipano, la marijuana e la patata). Poi sono passata al mio caro, vecchio Scerbanenco (ho letto Appuntamento a Trieste, che, ahimè, non è che mi sia piaciuto tantissimo, Giorgio mio) e infine ho fatto un salto nella letteratura young adult e ho letto, anzi divorato, Eleanor & Park. Avevo bisogno di una storia d'amore, di una lettura scorrevole, di una storia semplice e l'ho trovata. 

- sono finalmente riuscita a guardare Alla ricerca di Vivian Maier, in colpevolissimo ritardo rispetto al mondo intero, e l'ho trovato bellissimo e commovente. Se non l'avete ancora fatto (ma sono sicura che non è così), correte a cercarlo e lasciatevi incantare. Vi piacerà anche se non siete appassionati di fotografia, perché la storia di Vivian Maier e di come le sue foto sono state scoperte è bella e sorprendente. 

- mi sono fatta anche una bella cura di serie TV. Ho guardato la prima stagione di True Detective (storia appassionante, personaggi favolosi), che mi ha fatto decisamente riconsiderare l'opinione che avevo di Matthew McConaughey, poi ho visto The Wire, un poliziesco ambientato nella Baltimora di qualche anno fa, forse un po' lenta ma mica male alla fine, e ora sto guardando Wayward Pines, sulla quale non mi sono ancora fatta un'opinione precisa. Non so, con 'ste serie un po' piene di suspance, ho sempre paura che la cagata pazzesca sia dietro l'angolo. Vabbè, vediamo. Continuo a tenere da parte la quinta stagione di Sons Of Anarchy, me la voglio proprio, proprio gustare per bene. 

- se luglio mi aveva regalato la possibilità di abbracciare Elena de Il mare in giardino e Paola di Come i cavoli a merenda, agosto mi ha fatto una sorpresa bellissima: un'ora bella piena di chiacchiere, sorrisi, risate, riflessioni, condivisioni insieme a Elena di Comida de Mama. Elena la leggo da tempo immemore, il suo è sicuramente il primo blog di cucina in italiano che ho seguito, anche se il suo blog è ben più di semplice cucina, è cultura e culture, amore per il bello, scoperta, curiosità, apertura verso il mondo, storie di vita e meravigliosa scrittura. Con lei ho "vissuto" ad Amsterdam, a Boston, ho viaggiato in Giappone, ho imparato tantissimo su musica, cucina, letteratura. A lei devo Fred Vargas e le sarò riconoscente per sempre, come le ho detto di persona. Insomma, tutto questo per dire che è stato bellissimo poterla abbracciare e che, ancora una volta, non mi sono sbagliata: lei era proprio come pensavo, anzi mille volte meglio. 

- non appena ci siamo rimessi in sesto dopo la perdita di mia suocera, ho guardato mio marito e gli ho detto: "andiamo in montagna?". Ne sentivo un bisogno fortissimo, ogni estate ci vado troppo poco e quest'anno m'ero già rassegnata a saltarla del tutto. E invece no, fortunatamente siamo riusciti a fare una gita al Rifugio Migliorero, un posto che amo così tanto da volerci tornare ogni anno. Conosco ogni curva, ogni pianta, ogni roccia - ormai è casa per me. 

- agosto ha portato anche la tradizionale gita a Sarzana, dove andiamo ogni anno per La Soffitta nella Strada, il mercatino dell'antiquariato per le vie cittadine dove io vorrei comperare sempre tutto e, nel dubbio, torno a casa sempre a mani vuote. Ma Sarzana, per me, è uno dei posti più belli del mondo e quindi mi basta farci un giro, guardare i negozi, prendere un aperitivo in piazza, fare scorta di vino da Cantine Lunae, mangiarmi due panigacci, per tornare a casa rigenerata. 

- e poi niente, non ho resistito, ho comperato un altro paio di zoccoletti. Erano scontati al 50%, li volevo da una vita, potevo lasciarli lì? 

- infine, beh, insomma, forse, se tutto va bene, se non succede più niente, insomma, ecco...per festeggiare il nostro decimo anniversario di matrimonio andremo a risposarci a Las Vegas. Boom. 

mercoledì 26 agosto 2015

Leggermente: Alta Fedeltà

Buongiorno. Tornano Elena e il suo Leggermente, questa volta dedicato a uno di quei libri che bisogna assolutamente leggere. Io ho una discreta testina di cavolo e, quando tutti mi dicono di fare qualcosa, tendo a fare esattamente il contrario. Quindi, visto che per anni mi sono sentita ripetere che "devi leggere Alta Fedeltà, come puoi non averlo ancora fatto?", me ne sono tenuta volontariamente alla larga. Fino allo scorso anno, quando Tamara - a cui avevo mandato un libro in regalo - ha deciso di farmene dono, ricambiando il mio gesto. Ho letto il libro in un soffio, maledicendo la mia ottusa stupidità. Insomma, se non lo avete ancora fatto, dovete leggere questo libro. E' fantastico. E qui Elena vi spiega magistralmente perché. 

Mi rendo conto che lo avrete già letto tutti.

Le recensioni on line di Alta fedeltà devono essere così tante che non provo nemmeno a guardare quante siano.
Anzi, metto su la musica giusta e non ci penso più.


Io, lo ammetto, questo libro non lo avevo ancora letto. E' successo tutto per caso: ero da mamma, non avevo nulla da portarmi in spiaggia, ho preso l'edizione ultra tascabile che le avevo fatto comprare qualche tempo fa, sono uscita.
L'ho divorato.
E lo avrei ricominciato non appena ne ho ingoiato l'ultima parola.

Se hai sui trent'anni andati (ma tanto andati che ormai quando ti chiedono l'età rispondi 35), devi leggere Alta fedeltà di Nick Hornby.
Perché parla di te, dei tuoi (non) amici, della tua (non) relazione d'amore, del tuo (non) lavoro.



E' un libro molto, moltissimo, ironico. E' pieno di cinismo, ma anche di poesia. Ci sono le atmosfere punk, c'è il disagio di una generazione a metà, che non riesce ad andare avanti e resta invischiata nel passato, bello o brutto che sia. C'è tantissima musica, c'è l'amore quello vero, quello che ti porta a piangere per ore, che non ti fa mangiare, che ti spinge a fare scelte assurde o a non farne nessuna, che ti tiene in piedi e ti schiaccia a terra, che ti regala una ragione per immaginare il domani e per chiudere con lo ieri.



Alta fedeltà è un libro che ha segnato un sacco di persone che conosco, che mi è stato consigliato mille volte, dal caso, dagli scaffali delle librerie, da chi lo aveva già letto innamorandosene.

Erano anni che non mi imbattevo in pagine così romantiche, un romanticismo maschile, raccontato da un uomo che è sensibile come pochissimi altri, ma che si lascia trasportare da una vita insipida, da una solitudine che rende amari, da un senso di inadeguatezza che assolutamente sento mio, ora più che mai.



Comunque, se proprio devo trovare un difetto a questo libro, sta nell'edizione che ho io. E' farcita di errori di battitura e...di ortografia! Davvero, più di una volta ho trovato l'apostrofo tra un e il sostantivo maschile. Una roba da orticaria. Perciò credo proprio che me ne comprerò una copia corretta, farsi distrarre dagli errori durante una lettura così piacevole è un peccato mortale.



Com'era prevedibile, scegliere la citazione non è stato affatto semplice, anzi. Però mi sono impegnata e l'ho trovata (barando pure un po': in una delle foto del post ne ho messa un'altra!).
"Le cose, una volta accadute, riesco sempre a vederle per quello che sono – il passato lo padroneggio niente male. E' il presente che non capisco".

lunedì 24 agosto 2015

Muffin vegani all'avena e more

Tutto è cominciato con la malattia di mia suocera. Quando qualcuno si ammala, nel 2015, Internet diventa il tuo migliore amico e peggior nemico allo stesso tempo. Cominci a guardare, leggere, sbirciare dicendoti di non farlo, insomma tutte quelle cose che facciamo regolarmente quando sentiamo un malessere un pochino diverso dal solito. Nel leggere articoli sul cancro, mio marito è arrivato ad alcuni testi che parlavano di correlazione tra cancro e alimentazione (ne avremo letto mille volte in passato, ma tutto assume un significato diverso quando la malattia entra a far parte della tua vita). Parlandone, ricordo di avergli detto: "ah, sì, c'è un anche un libro che si chiama The China Study, è una vita che lo voglio leggere". Detto, fatto. Pochi giorni dopo, ha comperato il libro e si è immerso nella lettura. 

Sono bastati pochi capitoli perché arrivasse da me annunciandomi: "credo che diventerò vegano". Tutto questo senza pensare che questa sua affermazione, che non voleva essere una dichiarazione d'intenti così netta, avrebbe scatenato in me una cieca determinazione. Ero già pronta a comperare libri, fare la tessera da Natura Sì e buttar via tutti gli affettati che avevamo in frigo. Che vi devo dire, son pur sempre la figlia di un uomo che - per qualsiasi passione gli passasse per la mente - comperava manuali, attrezzatura completa e non mancava di iscriversi a un corso, se possibile. 

Mio marito ha quindi cercato di frenare il mio estremismo, dicendomi che dovevamo farlo con una certa gradualità. Avremmo inziato a eliminare quante più proteine animali possibile, quanto meno nell'alimentazione a casa. Avremmo poi continuato a chiudere un occhio sul mangiare fuori casa, ché viviamo in provincia, essere vegani vuol dire chiudersi in casa e non poter vedere nessuno per cena. Ma cominciare a sperimentare sulle nostre abitudini casalinghe, lo ammetto, mi stimola parecchio. Io cucino molto poco, vivo di pasta e verdura preparata in maniera semplice, l'unica cosa nella quale spendo tempo in cucina sono i dolci. Quindi perché non iniziare da lì?

E se mi conoscete bene, dovreste sapere che non potevo non iniziare con i muffin. I muffin sono il mio marchio di fabbrica, li ho cucinati in tutte le varianti, praticamente vengono sempre perfetti, sono i miei amici fedeli. Beh, dovevo partire da loro per la mia avventura nella cucina vegana (Amici, tranquilli, per voi continuerò con i dolcetti burrosi ai quali vi ho abituati, non vi preoccupate). 

Nel cercare in rete, ho trovato il sito Il goloso mangiarsano, quello a cui devo la mitica torta di cioccolato e zucchine, dove ho trovato la ricetta di questi muffin e infinite e preziose spiegazioni sul ruolo di determinati alimenti. Le istruzioni sono chiare e precise, ci sono anche video e la prima ricetta provata è venuta bene, quindi il sito mi ha decisamente conquistata. 

Visto poi che le dosi erano un po' abbondanti per me, ho deciso di provare a rendere vegana la mia solita ricetta dei muffin, quella che ormai faccio a occhi chiusi. Risultato perfetto, io tanto felice. Eccovela qui, tutta per voi. 


Muffin vegani all'avena e more

Ingredienti:
120 gr. di farina integrale
100 gr. di farina d'avena
80 gr. di zucchero di canna
70 gr. di fiocchi d'avena
100 ml. di olio di semi
150  ml. di latte di soia
2 cucchiai di semi di lino (frullati)
1 bustina di lievito per dolci
more o altra frutta

Come per tutti gli altri muffin, prima si mescolano gli ingredienti secchi, quindi si aggiungono quelli secchi. Poi si mettono nei pirottini e quindi si cuociono in forno a 180° per 20/25 minuti. 

Considerazioni:

- la farina d'avena non so se esista in commercio, io mi limito a passare al mixer i fiocchi
- ho usato il latte di soia della Granarolo (l'unico che ho trovato al supermercato vicino casa), pare sia bio e italiano e insomma m'è sembrato abbastanza "sano". Qualcuno di voi sa consigliarmi altre marche?
- i semi di lino servono a legare gli ingredienti, sostituendo le uova. Per ridurli in farina ho sudato le sette camicie. Se avete un classico mixer da cucina, come il mio, preparatevi a tempi lunghi e pazienza (non fatevi prendere dall'ansia, prima o poi si frulleranno, 'sti cavolo di semi). Cercando in rete, pare sia ottimo il macinacaffè, ma io non ce l'ho. Meh. 

Il risultato finale è quello di ottimi muffin integrali. Sono meno soffici di quelli classici, ma questo mi succedeva anche quando usavo farina integrale e zucchero di canna nella ricetta tradizionale. L'unica differenza è che non "crescono" come quelli classici, ma tendono a rimanere un po' piatti. Credo che me ne farò una ragione, peraltro. La mia sperimentazione continua, quindi nuove ricette sono dietro l'angolo! 

martedì 18 agosto 2015

Torta di cioccolato e zucchine

Il primo blog di cucina che ho cominciato a leggere, nel pleoistocene, si chiamava Chocolate & Zucchini. Io lo amavo molto, ma - per via della superficialità che spesso mi contraddistingue - non pensavo che quello potesse essere un riferimento a un preciso abbinamento culinario. Pensavo, all'epoca, che si trattasse di un nome fighissimo per un blog, punto. Del resto, visitavo quel blog solo per guardare le foto di cibo e perdermi a pensare come fosse stupendo vivere a Parigi e scrivere di cucina. 

Tempo dopo, con l'avvento di Instagram, la moda dei food blog, il veganesimo e tutto l'hipsterismo che ormai ci contraddistingue un po' tutti, ho cominciato a vedere in giro sempe più ricette di torte di cioccolato e zucchine. Sulle prime devo ammettere di non esserne stata molto colpita. L'idea di mettere delle zucchine in una torta dolce mi faceva venire un po' di nausea, siamo sinceri. Ma a forza di vederla, 'sta cavolo di ricetta, m'è venuta voglia di provare. La curiosità ha vinto su tutte le mie perplessità. 

Quest'anno, complice una produzione di zucchine sopra la (solitamente abbondante) norma, la voglia di mangiare dolci più sani e il desiderio di stupire i parenti una domenica a pranzo, mi son decisa. Mai decisione fu più azzeccata. La torta l'ho fatta, il risultato è stato ottimo, i parenti - a cui ho detto quale fosse l'ingrediente segreto della torta solo DOPO averla assaggiata - hanno apprezzato. Quindi, che volete che vi dica, la ricetta della torta di cioccolato e zucchine, signori miei, è pienamente approvata. Tutto questo dichiarato da una che, fino a due anni fa, non credeva nei dolci senza burro e zucchero raffinato. Quindi, fidatevi. 

(La ricetta l'ho presa qui e l'ho seguita pressoché religiosamente).


Torta di cioccolato e zucchine

Ingredienti

240 gr. di farina 0
150 gr. di zucchero di canna
50 gr. di cacao
300 gr. di zucchine
90 gr. di farina di farro
80 gr. di olio di semi
1 bustina di lievito per dolci
230 ml. di latte di soia
un pizzico di sale

Come nelle mie torte preferite, la preparazione è facilissima. Si mescolano a parte tutti gli ingredienti secchi, quindi si frullano le zucchine e si mescolano insieme a olio e latte. Si uniscono i due impasti, si amalgama per bene e si cuoce in forno caldo a 180° per circa 30/35 minuti. Lasciate raffreddare e via, siete pronti per stupire la nonna o i vostri amici più cari. 

Un consiglio: conservate in frigo perché ho notato che ha una durata decisamente inferiore alle torte tradizionali, almeno nel caldo torrido di quest'estate. 

giovedì 13 agosto 2015

La mia bucket list. 30 cose + 1 che vorrei fare, prima o poi nella vita

(Photo Death To The Stock Photo)

Qualche giorno fa, scrivevo che il significato della vita per me sta nel qui e ora, senza pensare troppo al futuro. Vi prego, non fraintendetemi, questo non vuol dire che io abbia intenzione di smettere di fare progetti e di compilare infiniti elenchi di desideri e cose da fare. Il giorno che smetterò di farlo preoccupatevi pure, perché significherà che avrò perso la voglia di vivere.

Il mio "godere del qui e ora" vuol dire godersi il momento che si sta vivendo, fare in modo di vivere una vita ricca, non di denaro, ma di cose belle, di passioni, di momenti importanti, di cose da imparare, una vita che abbia un significato in ogni suo giorno, rendendosi conto della preziosità del tempo e facendo in modo di non sprecarlo stupidamente. Il mio mantra, altamente filosofico e intellettuale, è "basta menate". 

Detto questo, per godere al meglio del tempo, è importante fare progetti. Darsi degli obiettivi, ricordarsi dei propri desideri e provare a realizzarli, non lasciarsi vivere ma progettare consapevolmente il proprio futuro, con la libertà di cambiare marcia e deviare dal sentiero principale, se se ne ha voglia. 

Qualche giorno fa, proprio con questo spirito, ho messo giù una lista di cose che vorrei fare. Quelle cose che mi ripeto, a volte da anni, altre volte da giorni o solo da ore, che ho intenzione di fare - prima o poi. Fino ad oggi, questa era una lista confusa nella mia testa, ora è un elenco su cui tirare delle righe e aggiungere desideri nuovi. Ed eccolo qui. 

1. imparare il francese

2. andare al Summer Jamboree a Senigallia

3. avere un negozio (non so di cosa né dove)

4. andare a Macchu Picchu

5. tornare a Venezia per la Biennale

6. imparare ad arrampicare

7. tornare in Argentina e in Messico

8. fare qualche altra vacanza in bus

9. imparare a ballare il liscio

10. andare al Rifugio Pagarì

11. imparare a cucinare la pizza perfetta

12. vivere un anno a Parigi, uno a Londra, uno a New York. Anche uno a Tokyo, dai. 

13. avere una casa in mezzo al bosco

14. avere un gatto e - almeno - un altro cane

15. imparare a cucire

16. mangiare da Yotam Ottolenghi

17. vedere l'Islanda, la Nuova Zelanda e la Norvegia

18. ma anche la Grecia, il Marocco e la Giamaica

19. imparare a cucinare thai

20. percorrere tutto il Cile, da nord a sud

21. nuotare con i delfini

22. vedere Timbuctù e Samarcanda

23. fare il cammino di Santiago

24. andare a Stonehenge per il solstizio d'estate

25. andare a Coachella

26. leggere tutto Murakami

27. imparare il giapponese

28. visitare il giardino di Virginia Woolf

29. rivedere tutti i film di Fellini

30. fare il giro del Monviso

31. andare in Cornovaglia in autunno

E voi? Abbiamo qualche desiderio in comune? 

lunedì 10 agosto 2015

Il giardino di Virginia Woolf


Saltellavo intorno a questo libro da tempo. Ogni volta che entravo in una libreria, dopo essermi aggirata con noncuranza nel reparto narrativa, dopo aver fatto finta di niente in quello di cucina e aver passato un po' di tempo inutile in quello di saggistica, correvo al settore illustrati e lo cercavo. Lui c'era sempre, esposto in bella mostra. Mai una volta che non si facesse trovare. Lo sfogliavo con bramosia e ogni volta lo riponevo, ripetendomi il solito mantra: "no, un altro libro no, ne hai già tanti, poi ti succede come sempre con altri illustrati, arrivi a casa, tanto entusiasmo e poi lo lasci lì, a prender polvere sugli scaffali libreria". 

Poi un giorno ho deciso che avevo bisogno di farmi un regalo. Sono entrata in libreria, lui non c'era, ho dovuto cercarlo con un po' di ansia, ma alla fine s'è fatto trovare e siamo andati a casa insieme. Ed è stato bellissimo. Altro che prendere polvere sulla libreria. Me lo sono letta tutto d'un fiato. In queste sere passate, in cui non riuscivo a leggere nulla, andavo a dormire con questo librone, lo aprivo sulla pancia e cominciavo a guardare. Leggevo e guardavo, guardavo e leggevo. E sognavo. 

Magicamente, venivo trasportata in un luogo pieno di pace, riempito solo di piante, dove potevo trovare il silenzio di cui avevo bisogno. Una vecchia casa di inizio settecento, con un piccolo giardino appartato, pieno di fiori, sempreverdi, alberi da frutto e un orto generoso. La casa scelta da Leonard e Virginia Woolf come casa di campagna e da loro amata intensamente, ricambiati con gioia da un giardino dove pareva potesse crescere e prosperare ogni genere di pianta. 

Questo libro racconta la storia di Monk's House, di come Virginia e Leonard se ne sono innamorati e come l'hanno vissuta e trasformata, nel corso della loro vita. Ma racconta soprattutto la storia del giardino, così amato da renderne la storia più appassionante di un romanzo. Leonard, soprattutto, amava così tanto quel luogo da passarvi intere giornate a potare, spostare, innestare, sperimentare, godendo di risultati straordinari. E allora è bello leggere la storia della pianta di tasso, quella delle rose, chiudere gli occhi e immaginare Virginia ogni mattina, uscire di casa e recarsi nel suo studio - ricavato da una vecchia rimessa - attraversando i vialetti fioriti, appassionarsi alla storia del frutteto oppure a quella del giardino d'inverno. 

Ad alcuni potranno sembrare storie noiose, per me sono state più avvicenti di certi romanzi gialli. E ho capito che voglio vivere come Virginia Woolf, passando le giornate a leggere, scrivere, fare la confettura di mele, impastare il pane e perdere il senso del tempo in giardino a seminare, mettere a dimora piantine, raccogliere fiori e fare composizioni floreali da mettere sul davanzale del salotto. Voglio vivere come faceva lei, posso?

mercoledì 5 agosto 2015

Ricominciare


E alla fine mia suocera se n'è andata. Il mese di luglio se l'è portata via con una rapidità e una violenza che hanno lasciato tutti increduli e traballanti. Una stupida malattia ha sconfitto una donna che sembrava poter affrontare tutto, nella sua vita, e che ci ha lasciati soli, con un vuoto incredibile da colmare. 

In questi brevi ma eterni giorni di malattia, abbiamo passato tutti gli stati d'animo: preoccupazione, ottimismo, speranza, incredulità, disperazione, rassegnazione, tristezza, accettazione, rabbia, stanchezza, e mille altre sensazioni che, in questa infinita giostra di emozioni, adesso sinceramente non ricordo. Questi giorni sono stati intensissimi, pieni di sentimenti e infinitamente pieni di parole. 

Abbiamo passato ore a interrogarci sul perché, perché a lei, perché a noi. Perché. Ma non c'è nessun perché, nessuna spiegazione. Non esiste logica, non esistono motivi. E' così e basta. Del resto, diventare grandi vuol dire saper accettare quello che non si può cambiare e noi, in queste tre settimane, siamo cresciuti davvero tanto. 

In tutto questo chiedermi perché, nei giorni passati, mi sono fermata a riflettere su che senso avesse vivere. Si nasce, si cresce, si vive una vita da adulti, si assistono i propri cari, ed infine si muore. E quindi? Dove sta il senso? Dove sta la chiave di tutto? E poi, là in mezzo a quel bosco dove passeggiavo, ho capito tutto: il senso sta nel qui e ora. Il senso sta nel godere di quello che ci viene dato, di ogni piccola e grande cosa bella. Le cose belle sono infinitamente di più di quelle brutte, in questa brevissima vita che ci è dato vivere, basta ricordarselo. 

Basta andare più lentamente, guardare alle cose come fanno i bambini, stupirsi, emozionarsi, vivere più intensamente, più consapevolmente. Forse, mi son detta, le persone care ci vengono a mancare proprio per ricordarci di vivere così. Di apprezzare la vita, in ogni sua piccola e minuta manifestazione. 

E allora, per dare un senso a quel perché e per dare un senso a questa perdita, ho deciso di vivere meglio. Nel rispetto di chi ci è venuto a mancare e delle persone che sono ancora intorno a me. Basta lamentele, basta energia negativa, basta menate. Un sorriso, un fiore, il cane che rincorre una lucertola, un dolce cotto alla perfezione, la musica, i libri, la mano di mio marito nella mia, le risate con gli amici, le scoperte e le novità. Non voglio dare peso ad altro ora. Voglio vivere e essere felice. Indossando tutti quei vestiti che mia suocera amava così tanto vedermi indosso e sfoggiando il rossetto rosso che lei si era comperata pochi giorni prima di ammalarsi. 

Voglio ricominciare a vivere, Maria. E lo voglio fare col sorriso. So che tu non vorresti altro.