martedì 3 maggio 2016

Girl Tuesday: Florence Welch

Visto tutto l'amore che ho provato al concerto, qualche settimana fa, non potevo esimermi dal dedicare questa nuova puntata di #girltuesday a Florence Welch. Chiamatemi banale, noiosa, quello che volete, ho bisogno di dedicare un piccolo rituale d'amore a questa donna fantastica. 

Prima del concerto, mi piacevano un casino le sue canzoni, quelle di How Big, How Blue, How Beautiful su tutte. Mi piaceva lei, bell'aspetto, bel look, tutto perfetto. Non appena si sono spente le luci, quella sera al concerto, l'ammirazione si è trasformato in amore folle. Amore puro e vero. Me ne sono innamorata, giuro. E così è stato per tutte le altre migliaia di persone che erano lì. Mai, giuro, mai in un concerto ho sentito un flusso d'amore così potente tra pubblico e artista. 

Perché la amo? Perché ha dei favolosi, lunghi, setosi, meravigliosi capelli rossi. 


Perché la amo? Perché ha uno stile fantastico, alterna vestiti lunghi che le danno un'aria un po' hippie e un po' donna preraffaellita (sono di Gucci, lo so, lo so, così è tutto più facile) a completi maschili anni '70 e, ancora, a uno stile più contemporaneo e di tendenza.




Perché la amo? Perché sul palco dà tutta se stessa, senza risparmiarsi, senza freni. 


Perché ha un sorriso fantastico e una risata cristallina. 


Perchè ha il tatuaggio che vorrei io, dove lo vorrei io. E giuro che non lo sapevo. 


Perché una vocina flebile e sussurrante quando parla, che si trasforma in una potenza immane quando canta. 



Perché questa è casa sua, servono altre motivazioni? 

venerdì 29 aprile 2016

Wishlist del venerdì

Buongiorno, amici belli. Un'altra settimana è passata. La tristezza ha lasciato il posto alla tenerezza, il dolore è stato sostituito dalla mancanza, invece dell'ansia c'è una grandissima voglia di vita. Succede sempre, dopo un periodo nero, si sente il bisogno di risvegliarsi e provare a se stessi che la vita va avanti. 

Se poi a questa sensazione si unisce la primavera, qui è tutto un fiorire, letterale e non. Un fiorire un po' bipolare, com'è nella mia personalità. Ho tantissima voglia di lavorare a progetti nuovi, ma anche di andare in vacanza e pensare solo a posti da vedere e cose buone da mangiare. Ho voglia di muovermi, camminare, correre, ma anche di passare ore stesa sul divano a leggere. Ho un bisogno immenso di mettere a posto casa e fare un po' di sano decluttering, ma anche di comperare un sacco di vestiti nuovi per la primavera. 

Per quel che riguarda lo shopping, quest'anno m'è tornato prepotente un grandissimo amore per le borse. Negli anni scorsi lo avevo un po' abbandonato in favore delle scarpe, quest'anno m'è venuta la voglia di avere più di una borsa sola per la stagione. Dai, la soluzione è esorcizzare il tutto con una bella wishlist. 

1. La prima borsa comperata quest'anno è stata il risultato di una ricerca attenta: doveva essere fucsia, in ecopelle e fatta a mano. La scelta è caduta su Isabo' e la sua NùBo'. Non l'avevo mai vista dal vivo, l'ho comperata sull'onda di un colpo di fulmine online. Quel colpo di fulmine si è trasformato in amore vero e duraturo, perché quella borsa la indosso tutti giorni, sfoggiando anche abbinamenti di colore azzardati, pur di non rinunciare a lei. E adesso Isabo' se ne esce con altre altre borse bellissime, realizzate in collaborazione con Insunsit. Ecco, adesso cosa faccio?



2. Del mio amore per Pretty in Mad sapete già da tempo. La seguo da quando sul blog si dedicava unicamente alla fotografia analogica, ho seguito ogni passo della sua crescita professionale, sono stata una delle sue primissime clienti (il suo astuccio con i maneki neko non mi abbandona mai) e seguo con gioia ogni suo nuovo successo. Dopo le fasce per capelli, le pochette, le custodie per kindle e ipad, ora se ne è uscita con delle borse bellissime. A mano. In pelle vegan. Con fantasie fantastiche. La mia preferita, quella qui sotto, è sold-out. Per fortuna per il mio portafoglio, purtroppo per il mio stile. 


3. E poi ci ha pensato anche La ragazza dello Sputnik, che ha appena lanciato Le Noccioline, delle piccole tracolle che diventano anche delle borsine a spalla. No, dico io, ma la meraviglia? 



4. Per finire in bellezza, poi, la mia amica Rita e la borsa del suo Myselfie Cottage. E mannaggia, portafoglio mio, dobbiamo guardarci negli occhi e parlare un po'.


E voi, che borsa sfoggerete quest'anno?

mercoledì 27 aprile 2016

Leggermente: Flora ferroviaria

Sto colpevolmente trascurando questo blog, ultimamente, ma sono fortunata perché ho vicino persone come Elena, che mi aiutano a mantenere questo posto vivo e pieno di parole. Come ogni mese, nel suo Leggermente, Elena ci racconta un libro: quello di questo mese è un viaggio straordinario nella bellezza che si nasconde in luoghi cupi e ostili. Un inno alla vita, quindi, e alla tenacia di scegliere di essere belli anche quando ciò che ci circonda non lo è. Grazie Elena per questa nuova scoperta preziosa! 

Se cercate sul dizionario, alla voce colpo di fulmine trovate sicuramente questo libro.

L'ho visto per la prima volta su internet, spulciando una delle mille pagine di librerie indipendenti che seguo. L'ho immaginato grosso e pesante fino a che non l'ho preso in mano: Flora ferroviaria è un piccolo e compattissimo volume di botanica urbana. Ha il sapore dei manuali di ingegneria anni 70/80, è praticamente monocromatico in copertina, nasconde tavole colorate, disegni e foto al suo interno. 

L'ho ordinato nella solita libreria del cuore ed è arrivato dopo poco tempo. Si tratta di una riedizione di una vecchia pubblicazione, ora curata sin nei minimi dettagli da Edizioni Florette; è tutto perfetto: la grana della carta, la combinazione cromatica, le dimensioni, il font, gli inserti, la quarta di copertina, così malinconica e forte allo stesso tempo.


Ho letto Flora ferroviaria rigorosamente in metro o sul treno, è stata una scelta immediata dalla quale non sono più tornata indietro. Il mio intento era quello di usare il libro viaggiando, scoprire finalmente il nome delle piante ammirevoli per tenacia e bellezza che vivono lungo le rotaie, tra le traversine, in mezzo a ghiaia, cemento e polvere. 

Papaveri, campanule, salvie, convolvoli nati e cresciuti nel tratto ferroviario della stazione di Chiasso: certo, è una zona geograficamente distante da quella in cui vivo, ma credo sia ragionevole pensare che in Liguria la situazione non cambi poi molto.

Mancanza d'acqua, di spazio, di cura e di luce, interventi di diserbo chimico, inquinamento e caos costanti non hanno impedito a queste (spesso) minuscole piante di dire la loro, mostrare carattere e resilienza, riprodursi e fiorire.


L'argomento della vegetazione urbana è una cosa che, chi mi conosce lo sa, seguo da sempre. In questo caso un altro aspetto che mi ha appassionata molto, oltre a quello estetico di cui ho già scritto e che, credetemi, vale l'acquisto del libro, è la vita dell'autore. 

Ernesto Schick, che ormai non c'è più, doveva essere veramente un uomo tosto. Schivo, fermo nelle sue convinzioni, ancorato a un atteggiamento a volte davvero poco accomodante, viene descritto come umile, curioso, forte, pratico, romantico, creativo, deciso, intelligente... insomma, una persona rara e preziosa.


Scelgo, per chiudere come sempre con una citazione, un brano del paragrafo "Un disegnatore di erbe" che parla proprio di Ernesto:

"E qui troviamo la chiave dell'intimo della sua individualità: un desiderio insopprimibile di rifugiarsi nelle forme serene, liberatrici, appaganti, staccate dalla vicenda umana: le immagini del mondo vegetale".


Questa volta ho deciso (ve ne sarete accorti, immagino!) di non iniziare con la colonna sonora, ma ho preferito sostituirla con un breve video da guardare adesso. È l'animazione di un'illustrazione bellissima nata dal genio di un'artista che amo molto e che, sono certa, vi incanterà. 

Buona visione! (in loop, se fate come me)

venerdì 22 aprile 2016

Chiacchiere del venerdì

(foto Annie Spratt via Unsplash)

Buongiorno amici belli. E' passato un po' di tempo lo so, non credo che riusciremo mai a tornare ai ritmi di prima, ma ci proverò. Trovare il tempo di scrivere è sempre difficile e ultimamente lo è stato ancora di più. 

Come vi avevo detto nello scorso post, è stato un periodo molto complicato. Mia zia si è ammalata gravemente e abbiamo dovuto dirle addio lunedì scorso, dopo giorni e giorni di agonia. Non sto a dirvi quanto sia difficile, se ci siete già passati lo sapete meglio di me, altrimenti vi auguro non vi capiti mai. 

Insomma, ho visto soffrire un'altra persona che amo, ho dovuto dire addio a un pezzo piuttosto grande della mia infanzia e ora mi trovo a fare i conti con una casa enorme e vuota, dove ogni volta che entro sento fortissima la sua mancanza e il senso della fine. Passerà, con il tempo, ma per ora mi trovo a dover affrontare l'ennesimo sentimento che non conoscevo. 

In tutto questo, però, sono anche successe cose bellissime e ve le voglio raccontare oggi. Del resto, è venerdì, è metà mattina, tempo di chiacchiere e caffè, ci aspetta un lungo fine settimana, quindi life is good. 

- giovedì sera, dopo un'attesa di mesi e l'ansia infinita di non riuscire ad andare, finalmente ho visto Florence & The Machine in concerto. L'ho visto insieme alla mia adorata amica Francesca, che ha reso tutto più speciale, dopo un pomeriggio di sole, una pizza mangiata insieme al parco e ore di chiacchiere. Il concerto è stato più bello di quello che immaginavo e Florence è stata magnifica. Sono tornata a casa perdutamente innamorata. 

- venerdì, in un susseguirsi di eventi magici e magicamente femminili, sono stata a Genova e ho assistito a un reading di poesia di P.J.Harvey. Lei la amo dai tempi della mia adolescenza e, per quanto non la segua più assiduamente, quando Daria mi ha chiesto di accompagnarla, ho detto sì senza esitare. P.J. è stata incantevole e mi sono beata della sua voce e delle bellissime immagini di Seamus Murphy, autore del libro The Hollow of the Hand insieme alla nostra P.J. Dopo il reading, aperitivo in Piazza Lavagna e profumo di primavera nell'aria. Si può chiedere di più?

- non ho visto alcun film ultimamente, ma ho recuperato tutti gli arretrati di Game of Thrones e sono pronta per la nuova stagione. Nell'attesa, vuoi non spararti una serie nuova? Ho cominciato qualche sera fa con Vinyl e sono già in fissa. Già ci aveva pensato Florence a farmi venire voglia di vestirmi anni '70, ora voglio solo pantaloni a zampa, zoccoletti e camicie a fiori. Oh, wait, ma ho già tutto!

- come sempre mi capita quando ho periodi d'ansia, non ho letto granché ultimamente. I pensieri mi assalgono puntualmente quando mi metto a letto e quindi non riesco a concentrarmi moltissimo. Ora sono più tranquilla e ho ricominciato ad aver voglia di aprire un libro e tuffarmi in una storia nuova. E potevo non ricominciare da lui

Lo so, sono monotona, ma la colonna sonora è sempre questa.



E voi? Ci sono novità? Libri da leggere, cose da fare, state bene? Voglio sapere tutto!

venerdì 8 aprile 2016

Chiacchiere del venerdì

(Foto Chiara Pinna via Unsplash)

Buongiorno! Come state? E' un po' che non ci si vede, eh? 

Le persone più attente o quelle che sono a conoscenza della mia situazione personale hanno intuito che c'è qualcosa che non va, nella mia vita. Per la seconda volta, a distanza di pochi mesi, mi trovo a dover salutare una persona a cui voglio bene. Non voglio intristire nessuno, lasciate solo che vi dica che è un periodo un po' difficile. Spero passi presto, ma per il momento devo attraversare la tempesta cercando di tenermi a galla. 

A chi mi chiede come sto, in questi giorni, non faccio altro che ripetere che sono stanca. Lavoro molto, sto molto in ansia, passo giornate tutte uguali, che finiscono con me sul divano in attesa di trasferirmi nel letto. Non tengo più il quaderno della gratitudine, fermo a inizio marzo. Non faccio più liste, non riesco a trovare il tempo o forse non ho nulla da programmare. Non ho più i capelli fucsia, troppo sbattimento tenerli per bene. Non scrivo più per questo blog. Ci ho provato, ma venivano fuori solo lagne tristi e menate inutili, quindi ho lasciato perdere. 

Ma ho trovato un po' di tempo per due chiacchiere davanti a una macchinetta del caffè virtuale, vi va?

- come vi ho già detto, in queste sere sono un po' stanchina e non ho molta voglia di guardare film impegnati. L'unica cosa che faccio è stendermi sul divano e far partire Game of Thrones. Sto facendo una maratona delle stagioni precedenti, in vista della nuova stagione che partirà a breve. Mi prende sempre di più e trovo duelli, guerre, decapitazioni e uccisioni senza pietà incredibilmente rilassanti e terapeutiche. Ho bisogno di una vacanza, lo so da me, state tranquilli. 

- di conseguenza, non ho visto molti film su Mubi, ne ho iniziato qualcuno ma li ho sempre trovati troppo pesanti, non voglio proprio usare il cervello ultimamente. Però ho visto un dolcissimo film brasiliano, intitolato Casa Grande, una storia di famiglia e adolescenza, che è anche un ritratto della società brasiliana dei giorni nostri. E ho visto Something, Anything, altro film delicato e dolce sulla scoperta di sè e di quello che si desidera veramente dalla vita. 

- per quel che riguarda i libri, dopo L'ultimo treno per Istanbul, mi sono tuffata a capofitto in Chiedimi chi sono, di Julia Navarro. Il libro racconta l'incredibile vita di Amelia, giovane donna spagnola che vive amori, disgrazie, avventure, passioni, emozioni, e chi più ne ha più ne metta, girando qua e là per l'Europa in epoca nazista. Un altro di quei libri che ti catturano e non ti lasciano andare. L'unico problema è che è lunghissimo e non finisce più!

- la cosa bella di questi ultimi tempi è che ho ritrovato una mia passione di tanto tempo fa, all'alba dell'internet. Si tratta di Mav, sigla che sta per Maria Vettese, una fotografa che seguivo su Flickr (ma che belli erano i tempi di Flickr, a proposito? Come eravamo giovani e fricchettoni, altro che Instagram). Per puro caso, l'avevo persa di vista e, per puro caso, l'ho ritrovata. Ho scoperto che ha un bellissimo progetto condiviso con un'altra fotografa e una newsletter che consegna magie ogni domenica. Potevo non iscrivermi?

- un altro meraviglioso progetto scoperto da poco, che piacerà molto alla mia amica Elena (se già non lo conosce). Si tratta delle opere di Jorge Mayet, un artista cubano che realizza installazioni di alberi sospesi con tanto di radici, alberi in metallo, dipinti raffiguranti alberi e natura e altre opere che celebrano la forza e la bellezza della natura.

- potevo non chiudere con un po' di shopping? Quando si è giù, bisogna consolarsi un pochino, no? Bene, io ho deciso di farlo comperando un indispensabile filtro per il tè a forma di Nessie (se vi piace e ancora non lo conoscevate, sappiate che esistono anche un mestolo e una schiumarola, un'intera famiglia di piccoli mostri di Lochness da tenere in cucina) e, ovviamente, acquistando un libro: arriva la primavera, torna la mia passione per il giardino. Questo lo volevo da tempo, la scorsa domenica a Lucca è finalmente arrivato il nostro momento. 

E in tutto questo, la colonna sonora è sempre stata questa:



E voi, ditemi, che avete fatto in mia assenza? Mi raccontate qualcosa? Solo cose belle, mi raccomando, neh.

mercoledì 30 marzo 2016

Leggermente: Lost in Translation

Come ho scritto a Elena quando mi ha mandato il Leggermente di marzo, questo post è stato un regalo. Ogni suo post è un dono speciale, ma questo lo è ancora di più. Perché arriva in un momento complicato, doloroso, in cui il tempo è lentissimo e inesorabile. In periodi del genere, la bellezza è un grandissimo aiuto e quando ti arriva inaspettata lo è ancora di più. Quindi grazie Elena per questa recensione preziosa di un libro preziosissimo. 

L'ho già scritto sul mio blog che la scorsa è stata una settimana particolarmente difficile. Brutte notizie poi diventate buone, ansie (enormi ansie) inutili, condizioni personali che speravo ormai lontane e che in realtà si sono dimostrate più sveglie e attive che mai.

Dunque, quando ho scelto la recensione per Cindy, ho deciso di vincere facile.

Sapevo già di andare sul sicuro, sia per quanto riguarda il libro, sia per la colonna sonora e tutte le considerazioni del caso.
Per facilitarmi ulteriormente le cose ho lasciato campo libero all'istinto e ho pescato, come musica di accompagnamento del post di marzo, quella del film Lost in Translation.


Inutile dirvi quanto abbia amato questa pellicola, ma del resto è dai tempi dei Ghostbusters che Bill Murray per me non ne sbaglia una. Chi non è d'accordo metta il dito qui sotto (o lasci un commento, sempre qui sotto).

Dunque, si sarà ormai capito, il libro che ho scelto è Lost in Translation di Ella Sanders, Marcos y Marcos Edizioni.


So per certo che Cindy ne sarà entusiasta, e come lei molte delle mie compagne di blog, che hanno adorato questo libro sin dal primo momento e lo hanno scritto su tutti i social disponibili. Io l'ho ricevuto in dono da mia mamma; non sospettava minimamante quanto in realtà lo volessi comprare, aveva semplicemente raccolto sufficienti punti in libreria per un acquisto da quindici euro e il meraviglioso libretto orizzontale ha attirato la sua attenzione.

Lost in Translation è una raccolta, un elenco di parole intraducibili che però trovano pieno significato ed espressione di sé nella loro lingua d'origine.
Ci sono espressioni, per esempio, usate per descrivere la quantità d'acqua contenibile da due mani giunte a scodella. C'è il vocabolo che indica il senso di aspettativa di una persona che attende visite (rarissime) sull'uscio di casa: una parola inuit e non poteva essere altrimenti.


Ogni definizione è accompagnata da disegni bellissimi, essenziali ma poetici, allegri e malinconici contemporaneamente, in grado di rendere perfettamente l'atmosfera che sono chiamati a illustrare.

Naturalmente, proprio come succedeva con i cataloghi di abbigliamento semi economico, semi classico, semi cotone, che usavano quando ero piccola (e che venivano recapitati all'immancabile zia di turno, spacciatrice ufficiale di riviste fashion), il modo migliore per leggere questo libro è sfogliarlo. Perdendosi tra le pagine, scegliendo la parola che più ci colpisce, per il suo suono, per il suo significato, per la storia che porta con sé.


La mia è KOMOREBI e rappresenta la luce che filtra attraverso le fronde degli alberi, quella perfetta condizione dorata, così difficile da trovare, così meravigliosamente impossibile da ignorare. Chiunque, ne sono convinta, si trovi a passeggiare in un parco (bosco, foresta, giardino) nel magico momento in cui il sole passa silenzioso tra le foglie, tagliando lo spazio con decine di lame di polvere luminosa, non può che rimanere colpito, affascinato, da tanta bellezza.
I giapponesi hanno riassunto tutto questo in una parola.
Così come i tedeschi hanno scelto Waldeimsamkeit per spiegare come ci si sente a camminare da soli in un bosco (inutile dire che questa è la mia seconda parola preferita).


E dunque, prima di chiudere, pensavo: Ma la vostra qual è?
Chi di voi ha modo di sfogliare il libro e ha voglia di lasciare la sua definizione del cuore può farlo nei commenti qui sotto... sarà il benvenuto! L'inventore di mostri, ad esempio, so che indicherà senza indugio Gurfa, e tu, Cindy?

Ecco cosa dice il paragrafo dedicato a Komorebi, la mia parola del cuore:
"Per un attimo può accecare, ma è senza dubbio bellissima. C'è qualcosa di straordinariamente suggestivo e magicamente unico nella luce del sole che filtra attraverso il verde delle foglie".

martedì 22 marzo 2016

Girl Tuesday: Alexa Chung

Buongiorno. Torna l'angolo dedicato alle mie donne preferite, quest'oggi riservato a una delle mie (tre) icone di stile. La prima è la inarrivabile Zadie Smith, di cui vi avevo parlato nel primo appuntamento con #girltuesday, la seconda è Alexa Chung, protagonista di questa puntata, la terza la scoprirete nelle settimane a venire. 

Rispetto ai post delle scorse settimane, in cui mi dilungavo sull'intelligenza e la profondità emotiva delle persone di cui vi raccontavo, questo è volutamente pop e superficiale. Si basa sul puro aspetto estetico, sullo stile, sull'immagine. Perché dai, anche quella conta, no?  E poi io ho un gran bisogno di leggezza, quindi abbiate pazienza. 

Quindi non so se Alexa sia intelligente o meno, non ho citazioni sue da riportarvi, so solo che ho una sconfinata ammirazione per il suo stile e un amore infinito per la sua voce roca. 

Quello che amo dello stile di Alexa è la capacità di mettere insieme capi semplici in maniera (apparentemente) semplice, ottenendo un risultato perfetto. Ammiro la sua capacità di scegliere due cose (apparentemente) a caso e non sembrare una scappata di casa, come capiterebbe a me, ma una donna con uno stile personale e privo di difetti. Insomma, quella cosa che sui giornali di moda si definisce "effortlessly chic" e che vorrei tanto avere anch'io. 


(Esempio 1: io possiedo tutte queste cose nell'armadio, se le metto insieme così sembro una tossica. Perché lei invece è una figa pazzesca?)


(Esempio 2: io ce l'ho il chiodo e l'ho anche messo con un vestito elegante, una volta. Ma perché mi veniva in mente Loredana Berté e non Alexa, nel guardarmi allo specchio?)


(Esempio 3: qui un po' mi consolo, il cappottino beige non lo metto perché mi sbatte il viso, ma se non altro io non ho le gambe così secche)


(Esempio 4: a questo cappotto ho sbavato dietro tutto l'inverno, solo perché lo aveva lei. Poi cosa sembrerei con un cappotto così lo lascio immaginare a voi, eh)


(E per finire, eccola con la maglietta per la quale s'è guadagnata il mio sempiterno amore, se ancora ce ne fosse bisogno)

Potrei tediarvi ore e ore, con infinite foto, ma lasciamo perdere. Il suo stile "oh mi sono appena svegliata e ho messo la prima cosa che c'era appoggiata sulla sedia" non fa per me. Devo rassegnarmi. 

Passiamo invece a un video qualsiasi, tipo un video in cui sua maestà Lisa Eldridge la trucca. La sua voce, ragazzi miei, la sua voce. E il fatto che è incredibilmente perfetta già all'inizio, completamente struccata (piango fortissimo). E si lamenta, dice di essere orribile. Per la cronaca, c'è anche un altro video, dove è pure abbronzata. Vabbè, senza ritegno. 


Per finire, non scordiamoci che è stata la fidanzata di Alex Turner, ecco. 


Ma ditemi, qual è la vostra icona di stile? Dai, che sono curiosa!