venerdì 17 ottobre 2014

Wishlist del venerdì

Buongiorno, cari amici miei. Come state? Io sto abbastanza bene. E' stata una lunghissima settimana di lavoro e sono incredibilmente felice che sia venerdì. Non so ancora bene cosa farò nel fine settimana, ma intendo fermamente celebrare questo fine settimana d'autunno e circondarmi di zucche, castagne, libri, tè fumante e musica rilassante. Prevedo passeggiate col cane a far scrocchiare le foglie, una torta di nocciole da cucinare, una birra o due nel mio bar del cuore e l'occasione per sfoggiare i miei nuovi zoccoletti svedesi (sì, l'ho fatto ancora e ne vado fiera). Ma veniamo invece ai sogni che non ho (ancora) realizzato. Eccoveli qui, ragazzi. Tutti per voi.

1. Io sono una ragazza degli anni '70 e ho posseduto, nell'ordine, un mangiadischi arancione, un giradischi, un registratore a cassette, un walkman, un lettore CD da tavolo, uno portatile ed infine un Ipod. Tutti questi oggetti, Ipod compreso, giacciono dimenticati da qualche parte, a casa dei miei genitori oppure a casa mia, perché ormai la musica la ascolto solo su Spotify da PC o da cellulare. Tutto questo è molto freddo, lo so, e vorrei tanto rispolverare il mio vecchio giradischi...o meglio, vorrei possedere un giradischi come questo di Urban Outfitters. Farebbe un gran figurone in salotto, eh?


2. Proseguendo in tema musicale, l'ennesimo libro sul quale sbaverei un pochino, lo avessi in casa. Si tratta del libro Negative: Me, Blondie, and the Advent of Punkraccolta di fotografie scattate da Chris Stein a Debbie Harry e a quell'altra bella gente facente parte della scena musicale newyorkese degli anni '70 e '80. No, dico, c'è bisogno di altre parole?


3. Pesantemente influenzata dall'estetica vintage che ci circonda, mi sono innamorata di tutta una serie di vestiti e linee retrò. Daria Pop sicuramente commenterebbe: "ma perché ti vuoi vestire male?", come ha fatto quando le ho mandato le foto di come vorrei andare in giro vestita, ma che vi devo dire, lo stile nonna mi ha stregata. Aspetto che l'innamoramento passi, anche perché andare in giro vestita da nonna alla mia età potrebbe facilmente portarmi a essere confusa con una nonna vera. E quindi mi limito a sognare un po', tipo ad esempio avere credito illimitato per tutti i vestiti di Nice Things.

mercoledì 15 ottobre 2014

Il dolce del cuore: Francesca

Lettori cari, devo tirarvi le orecchie! Nonostante il grande successo del post in cui vi chiedevo di mandarmi il vostro dolce del cuore, sono arrivate solo due ricette. Ed è davvero un peccato, perché nel leggere la storia dei vostri dolci provo la stessa emozione che sento quando leggo le vostre wishlist, in quelle parole ci siete voi, i vostri sogni, la vita che portate con voi, mi sembra di conoscervi meglio ed è davvero come avervi qui a bere un tè insieme. Ho temporeggiato un po' in attesa che ne arrivassero altri, ma poi mi sono decisa a pubblicare quelli che mi sono stati inviati. E chissà che leggendo queste ricette non vi venga l'ispirazione di mandarmi anche il vostro dolce del cuore? 

Francesca è stata la prima a mandarmi il suo dolce, una torta che porta con sé una storia bellissima. Io purtroppo non l'ho cucinata perché sono in lotta con il burro, ma se voi non avete problemi, vi consiglierei di farla. Dev'essere favolosa. E magica!



Mio marito è nato in Sudafrica e ha vissuto là fino all’età di dieci anni…io mi perdo nei suoi racconti d’infanzia legati ad un mondo da noi così lontano...i safari, i rumori della savana, il suo mal d’Africa (perché è la che ha lasciato un po’ del suo cuore). Mi ha promesso di portarmi  un giorno a vedere da vicino i “suoi” maestosi elefanti e le infide iene ma la vita per ora ci trattiene fortemente qui…però sono sicura che prima o poi anche io potrò vivere un po’ dei suoi ricordi. 

Così, a volte, quando una ricorrenza lo richiede o semplicemente per vedergli nascere un sorriso spontaneo sulle labbra preparo la Milk Tart, la torta sudafricana di origine boera, da gustarsi con una tazza di rooibos. Dopo tanti tentativi falliti e altri riusciti solo a metà ho trovato finalmente la ricetta che corrisponde al sapore del suo ricordo…eccola:

Milk Tart

Per la frolla:
100 g burro freddo
100 g zucchero
230 g farina
1 uovo (leggermente sbattuto) 
2 g sale
½  cucchiaino di lievito
buccia grattugiata di un limone bio

Per il ripieno:
750 ml latte
75 g burro
3 uova
100 g zucchero
semi di vaniglia
30 g amido di mais


Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti per ottenere una palla che si farà riposare in frigorifero per almeno una mezzora. 
Nel frattempo sbattere i tuorli con lo zucchero e la vaniglia e poi l’amido di mais. Montare i bianchi a neve ben ferma con un pizzico di sale. Sciogliere il burro sul fuoco con il latte e prima che prenda il bollore aggiungerlo a filo al composto di uova, zucchero e amido di mais. Una volta raffreddato aggiungere i bianchi a neve. Infornare prima la frolla con i fagioli a 170° per 20 minuti poi per 10 minuti senza i fagioli e infine 30 minuti con il ripieno a 180°. 

lunedì 13 ottobre 2014

Tea for Two

Bentornata, Daria. 


Si fa un gran parlare di Frida Kahlo, in questo periodo, e della mostra a lei dedicata a Genova.
Donna tosta e sofferente, come la città che la ospita e a cui non possiamo non pensare in un momento per lei così atroce.
Ma, onde evitare di cadere nella retorica o nelle polemiche, che ritengo giusto e rispettoso lasciare ai zenesi, non parlerò della Superba. E’ talmente grosso e tremendo e ingiusto tutto ciò che sta attraversando da farmi sembrare inopportuno qualsiasi commento.   

Per cui, partendo da Frida Kahlo e da quello che rappresenta per i suoi innamorati, vorrei parlare di un’altra gran donna che ho nel cuore e per la quale ho sempre nutrito un amore viscerale e spontaneo (che invece non mi è mai esploso per Frida Kahlo, della quale devo dire so molto poco).
Ne voglio parlare perché all’ennesima frase su Frida Kahlo del tipo “la trasposizione della vita nell’arte”, oltre a venirmi il prurito (che credo sarebbe venuto anche a Frida Kahlo), ho ripensato alla vita di questo miracolo della natura che si chiama Edith Piaf.


Il film a lei dedicato è uno di quelli che guarderei mille volte. Ed è uno di quelli che mi fanno sempre piangere. Di commozione, di emozione per quella voce incredibile, per quel modo di stare sul palco e muovere le mani, per la sua irriverenza, la sua disobbedienza, la sua sregolatezza, il suo restare a testa alta fino alla fine, quel suo “non rimpiangere nulla” che cantava con tanto orgoglio sfidando il palcoscenico anche quando le proibivano di cantare.
Lei, con quel suo vestitino scuro e castigato, cantando praticamente immobile su un palco semibuio, faceva spettacolo con la sua stessa voce. “Solo” con quella.

“Voglio far piangere la gente anche quando non capisce le mie parole”, diceva.
Con me ci sei riuscita, Edith Piaf. 
E La Foule è uno dei miei pezzi preferiti perché mi strugge, mi stropiccia l’anima fino a farmi venire il nodo in gola e al contempo, sulla scia del ritornello, mi diverte e mi fa venire voglia di essere sfacciata e impertinente. Mi genera una moltitudine di stati d’animo molto diversi tra loro e tutto questo solamente con l’incanto della sua voce.

In questo anniversario del 10 ottobre, non voglio parlare del suo dolore, delle difficoltà della sua vita. 
A me piace sorridere pensando a Edith Piaf, ricordandola sfrontata e irriverente come solo lei poteva permettersi di essere.
Come nella scena del film in cui il medico, visitandola, le dice: 
“Dovreste annullare questo concerto, Signora Piaf. State giocando con la vostra vita”.
E lei beffarda: “E allora? Bisogna pur giocare con qualcosa”.


giovedì 9 ottobre 2014

Torta di prugne con streusel

Una delle cose che più mi mancano della Germania sono i dolci. E io, ve lo giuro, non sono proprio una che va matta per i dolci. Certo, amo cucinarli, soprattutto le torte, perché sono semplici, veloci da fare e regalano un sorriso, ma potrei tranquillamente farne a meno. Faccio diventar dura la Nutella nella dispensa, i biscotti spesso diventano stantii, non sopporto il cioccolato a colazione, certi odori o gusti dolci mi danno la nausea. Insomma, sono una di quelle che, se obbligate, sceglierebbero sempre una pizza o un panino con il salame (buffo, perché le uniche ricette che pubblico sul blog sono di dolci. Beh, è per il motivo di cui sopra, facili, rapide...tendo sempre a scegliere la strada che mi fa fare meno fatica, ovvio). 

Va detto che i dolci, in Germania, appartengono a un'altra categoria. O quanto meno alla categoria che piace a me. In un sacco di ricette c'è la frutta, che io adoro: negli strudel, nel kaiserschmarren (che è austriaco, ma si trovava un sacco anche in Baviera), in tutte le varie torte con prugne, ciliegie e sopra un bello strato di streusel. E poi ci sono le spezie, anche nell'impasto della crostata, come in quella favola della Linzertorte. Mi sono tenuta alla larga da certe montagne a mille strati ricoperte di panna, ma tutti i dolci che ho scelto di assaggiare erano di una bontà commovente. E, nell'assaggiarne uno, ho ritrovato la stessa torta che sono solita fare io a casa, in estate, quando ci sono montagne di prugne. E lo so che non è più estate e le prugne non ci sono più. Ma basta cambiare frutta e via. No?


Torta di prugne con streusel

Per lo streusel:
80 gr. di burro freddo
100 gr. di farina
60 gr. di zucchero
1 pizzico di cannella

Per la torta:
Prugne fresche (o altra frutta se preferite)
75 gr. di burro morbido
50 gr. di zucchero di canna
2 uova
100 gr. di farina
90 gr. di farina integrale
50 ml. di latte
1 bustina di lievito
la scorza grattugiata di un limone

Mescolare tutti gli ingredienti dello streusel ottenendo un composto secco e sbriciolato, quindi metterlo in frigo. Passare alla preparazione della torta montando il burro con lo zucchero. Quindi aggiungervi uova, latte, scorza di limone, le due farine e il lievito. Versare il composto in una tortiera (io ne ho usata una a cerniera) imburrata e rivestita di carta da forno. Disporvi sopra le prugne tagliate a metà e sbriciolarvi sopra lo streusel. Cuocere in forno caldo a 180° per circa 40/50 minuti.

martedì 7 ottobre 2014

50/52 e i miei sogni


Qualche giorno fa, durante il mio momento di meditazione quotidiano (la passeggiata con il cane), mi sono messa a pensare ai sogni. Questo blog è pieno di sogni, vero? Non faccio che parlare di wishlist, desideri, speranze, triccheballacche, per riempire di colori e bellezza il grigiore della quotidianità. Ma in fondo si è sempre trattato (volutamente) di sogni un po' superficiali, sì Coachella, certo, la gonna di tulle, la giacca di paillettes, vabbè, il viaggio intorno al mondo, ok, il furgone Volkswagen (un attimo, non scherziamo, quello è un sogno VERO, altro che sciocchezza superficiale) e così via. Tutte cose sulle quali mi soffermo a fantasticare ogni giorno per scacciare via le preoccupazioni, le insoddisfazioni, la semplice normalità di tutti i giorni. Ma non si è mai parlato di sogni veri. Quelli che riguardano una vita intera, un percorso, una strada. Di quelli non vi ho mica mai parlato, eh. Perché? 

Beh, ovvio, perché mettere nero su bianco i proprio sogni fa cagare sotto dalla paura. Ci avete mai provato? Ansia e tremarella garantite, ragazzi. Perché è molto più semplice pensarsele tra sé e sé certe cose, per poi scacciarle via in un attimo tornando alla quotidianità, che scriverle e provare a realizzare. Fa una paura nera. Ma io ho deciso di essere coraggiosa e lo voglio fare. E, nello scriverli, me ne sono venuti fuori un sacco di sogni, mannaggia, tutti rigorosamente in contraddizione. Quando ho visto la lista, mi son chiesta un secondo se condividerli o meno. Poi mi son detta che tanto matta lo sapete già che lo sono, quindi perché no? Ed eccoveli qui, i miei sogni per la mia vita, ad oggi, ottobre 2014 (domani potrebbe ovviamente cambiare tutto, no?). 

- Vorrei vivere all'estero per almeno un anno. Anzi, mettiamola così: non voglio essere una persona che non ha mai vissuto all'estero per più di tre mesi. 

- Vorrei vivere in città per un po', Milano o Torino o Genova o quel che sia. A Milano c'ho vissuto, ma non me la sono goduta come avrei dovuto. 

- Vorrei avere un negozio o un'attività. Ho almeno cento attività dei sogni, tutte in mente, la mia ultima ossessione sono i food truck. 

- Vorrei vivere in una grande casa di campagna, lontano da tutto e da tutto, con cani, gatti, galline, capre, un asino e qualche oca.

Contando che ho quarant'anni e qualcosa, la vedo dura eh? E voi? Io c'ho messo proprio tutto tutto, voi che mi dite? Avete qualche sogno che vi fa tremare le gambe?

giovedì 2 ottobre 2014

WIshlist del venerdì

Carissimi, è arrivato l'autunno e qui si fa sentire in tutto il suo splendore. Settembre ci ha regalato giornate perfette, quasi a volersi scusare di quei due fuori di testa di luglio e agosto, e spero che ottobre faccia lo stesso. Vorrei un po' di freschino, poca pioggia, colori intensi e odore di legna nell'aria. Vedremo, questa è un po' la mia wishlist per tutto il mese di ottobre, chissà se si realizzerà. E oltre a questo, beh, eccovi gli altri desideri di oggi. Buon fine settimana d'autunno, miei cari! 

1.Va bene, ok, questo primo oggetto è supremamente banale, lo so, me ne rendo conto, ma potevo non condividerlo con voi, essendo uno dei miei più grandi desideri da secoli? Ogni anno, quando comincia a fare freschino, mi vien voglia di un maglione islandese. Eh, lo so, chi non lo desidera? (Sicuramente un sacco di persone più alla moda di me, certo). Vabbé, su insomma, lo vorrei tanto. Poi non lo compro perché vorrei comperarlo in Islanda, ma poi in Islanda non ci vado e insomma...rimane lì, nei miei desideri più grandi. Se per caso foste appassionate di maglia, in questo post fighissimo (dove ci sono anche delle foto dell'Islanda che mettono voglia di partire domani, anzi già oggi) trovate il tutorial su come realizzarlo. 

(foto Grainline Studio)

2. E con l'arrivo dell'autunno, arriva finalmente il momento delle gonne da mettere con calze e collant belli spessi (adoro, adoro, adoro). Negli ultimi anni ho collezionato un sacco di collant colorati e, fossi solo un po' più giovane, quest'anno mi comprerei questi qui (che poi sono leggins, ma il concetto non è mica che cambi, eh).

(foto Shop Flattery)

3. Credo ormai si sappia quanto io ami cucinare i dolci. Amo soprattutto i dolci rustici, semplici, quelli che profumano di nocciole e amaretti, la pasta frolla, i dolci con la frutta. Niente panna, poco cioccolato, vade retro cake design. Insomma, sono un po' vintage anche nella mia passione per la roba dolce. Ma sono anche un po' rock, non scordiamocelo, ed è per questo che mi sono innamorata alla follia di questo mattarello con i teschietti. Ma sarà la figata più grande del mondo? Se poi avete gusti più "normali", nel negozio Etsy trovate anche mattarelli con cuori, scritte, animali (c'è quello con l'impronta del cane, eh) oppure personalizzati con le scritte che si desiderano. Roba che cambia la vita, insomma. 

martedì 30 settembre 2014

Mi piace quando Vero preme play

Sono felicissima di annunciarvi il ritorno di Veronica e della sua musica. Ci era mancata, vero? A me tantissimo. John Mayer, l'amore di cui ci parla oggi, è stato il suo regalo per la mia estate. Lei se ne era innamorata al concerto dei Rolling Stones e mi aveva scritto un messaggio così pieno di sentimento che mi son sentita in dovere di correre ad ascoltarlo anche io. Bum. Follemente innamorata pure io. Chissà, sarà stato per il clima un po' matto di quest'estate - come dice Veronica -, sarà che John ci sa davvero fare, non so...fatto sta che la sua musica ha scandito le mie giornate e continuerà a farlo per molto tempo. Grazie Veronica, non potevi farmi regalo migliore. Buona lettura!

Dopo la pausa estiva sentivo la necessità di tornare a trovarti, stavolta cercherò di stupirvi con effetti speciali e fuochi d’artificio. Insomma,  il mio amore per John Mayer ormai non è più un segreto e diciamo che gran parte dell’estate - estate? Quale estate? - io l’ho passata in sua compagnia. 


L’estate è stata altalenante e nostalgica, di quelle che somigliano all’autunno, di  quelle che ti fanno pensare a cosa facevi dieci anni prima. Il tempo, dunque, è stato il tema della stagione passata, quello che passa purtroppo e per fortuna. John è uno di quelli che tempo fa, ha ampiamente descritto il processo di “crescita” in una di quelle canzoni che ho consumato durante gli ultimi mesi. La canzone di cui vi parlo oggi, dunque, si chiama Stop this Train e per capire il pathos e approfittare della vista di un piacente giovane, vi esorto a guardare il filmato del live al Nokia Theatre in LA.


La canzone parla del tempo che passa, delle vicende che ci attanagliano, delle cose che vorremmo evitare, della sensazione di protezione e conforto che sarebbe quella di poter tornare indietro, quando tornare a casa significava davvero tornare a casa, quella dove siam stati  cresciuti e amati, dove abbiamo alimentato i nostri sogni, dove abbiamo pianto le nostre sconfitte.


Pensate a quanto potrebbe essere confortante, andiamo dietro di qualche anno, vi racconto quello che era per me tornare a casa
siamo appena usciti da scuola, volano baci e promesse di telefonate pomeridiane, ci si dirige verso l’autobus che è sempre in ritardo, altri baci e altre promesse, si sale e si caccia un libro dallo zaino. Dopo circa venti minuti di corsa si scende alla fermata dopo altri baci e altre promesse. L’auricolare butta fuori una canzone di un certo Maximilian Hecker, amore di gioventù – niente a che vedere con John -, si percorrono circa 200 m e si è nella via di casa, già si intravede il balcone bianco, citofoniamo: “chi è?” “sono io”. Si entra a casa, profumo di ragù, svolta a sinistra sul corridoio, mio nonno seduto al solito posto mi sorride. Stop. E’ lì che vorrei tornare.

Poco rock’n’roll, lo ammetto, lo premiamo comunque il tasto play?