mercoledì 30 luglio 2014

Mi piace quando Vero preme play

Buongiorno miei cari. Vero ci saluta, prima di andare in vacanza, con un post che parla proprio di vacanze, di incontri, di magie che capitano solo d'estate. E di Iggy Pop, ragazzi, mica uno qualsiasi! Buona lettura. 

Cara Cinzia, oggi ho ascoltato una canzone per strada e proprio come si vede nei film, sono stata trasportata nella dimensione dei ricordi, di quando basta anche solo un profumo a richiamare una storia. Qualche anno fa, ad Agosto, io e le mie amiche erasmus abbiamo attraversato la Puglia in un viaggio rigorosamente on the road dal Gargano al Salento. Andavamo in giro di spiaggia in spiaggia, da campeggio a campeggio, con i capelli pieni di sabbia e i visi cotti dal sole.


Ci fermammo, una sera all’ora di cena a Polignano e lì incontrammo un artista di strada che, con una chitarra, si fermò a canticchiare qualcosa con noi.
Subito dopo ricordo che ci chiese i nomi poi si girò verso di me e mi disse, con l’espressione Gatsbiana : “tu, i tipi come te li conosco, tu hai l’occhio selvaggio!”.
Questo episodio è uno di quelli che rivisitiamo spesso ogni volta che incontro le mie donne erasmus ed è un ricordo che mi è molto caro, legato ad un momento molto ricco di un anno molto intenso che ripeterei in loop, se solo fosse possibile.
E’ per questo che, ogni volta che Iggy Pop canta Wild Child, io sento un po’ che quella canzone sia anche per me.  Non lo dico io eh, lo ha detto il chitarrista a Polignano. 


Iggy Pop, è uno dei protagonisti della scena punk, rock, hard rock, glam rock degli anni ’70, leader degli Stooges, la sua amicizia e collaborazione con David Bowie è ormai  parte della leggenda.  Vi esorto nuovamente ad andarvi a guardare Velvet Goldmine, il film che si ispira a personaggi quali lo stesso David e Iggy in una rivisitazione di quelli che erano gli anni dell’ambiguità sessuale e del lustrino, gli anni del glam rock. Non finirò mai lodarne la colonna sonora.


Wild Child l’ho incontrata anche nelle scene iniziali di uno di quei film che ho amato: The Runaways. Il film narra la storia dell’omonimo gruppo musicale cult della seconda metà degli annni ’70 composto da giovanissime donzelle tra cui la splendida Joan Jett.
E’ una Kirsten Stuart giovanissima a vestire i panni di Joan e proprio all’inizio del film, nelle prime scene, la vediamo addentrarsi in un club con il sottofondo di questa canzone alludendo al fatto che anche lei, caro Iggy è una wild child.

Che poi diciamocelo, sotto sotto, siamo tutti degli wild ones.


lunedì 28 luglio 2014

Intervista a Chiara di L'enfant terrible Zazie

Quando ho scoperto le creazioni di L'enfant terrible Zazie, è stato letteralmente amore a prima vista. Mi ha colpito la particolarità delle creazioni, così diverse da tutto quello che avevo visto prima, e l'immaginario che le nutriva, così incredibilmente vicino al mio. Zazie è una linea di spille e collane realizzate assemblando pezzi vintage, ispirate a vecchie cartoline, immagini d'epoca e tutto un mondo magico fatto di circo, cosmonauti, fate e marinai. Morivo dalla voglia di intervistare la creatrice di tanta meraviglia, prima ancora del progetto per A little market, e sono davvero felice di averlo fatto. Eccovela! 


Ciao cara. Hai voglia di raccontarci qualcosa su di te?
Ciao, ti ringrazio per l'interesse nei confronti del progetto Zazie. Io sono Chiara, sono nata e vivo a Genova e da più di un anno ho scoperto questo mio interesse per i bijoux, che si fonde col mio desiderio di raccontare delle storie. Ogni pezzo, ogni serie che creo ne suggerisce una. O almeno questo mi propongo di fare. Mi piace l'idea di fare entrare le persone in un mondo ben preciso, che è il mio mondo. 

Chi è Zazie? Sei tu l’enfant terrible che dà il nome alla tua linea di bijoux?
Zazie è la bimba di “Zazie dans le metro”, il romanzo di Queneau. Ho scelto questo pseudonimo perché l'idea era quella di creare una linea di bijoux che fosse ironica, impertinente e giocosa allo stesso tempo. Una linea per bambine impertinenti di tutte le età.


Come è nata la tua passione per i bijoux? Hai altre passioni creative?
La mia passione per i bijoux è nata un po' per caso. Ho cominciato realizzando orecchini, ma era una dimensione che non mi apparteneva molto. Le collane rispondono alla mia volontà, come ho detto, di raccontare delle storie e mi piace comporle sulla catena, ciondolo dopo ciondolo, simbolo dopo simbolo. E' una sfida divertente e appassionante. Ho attraversato varie fasi creative. Il disegno, la fotografia, la grafica e poi sono approdata a Zazie, che raccoglie insieme un po' tutto. 

La cosa che più mi ha colpito dei tuoi bijoux è l’immaginario da cui nascono: vecchie foto e cartoline, il circo d’altri tempi, i cosmonauti, tutto un mondo vintage di grandissimo fascino. Come mai questo mondo d’una volta?  E quali altri elementi nutrono la tua creatività?
Il percorso è stato abbastanza naturale. Ho sempre avuto una grande passione per il vintage, i mercatini e le fiere. E ho sempre raccolto oggetti, i più curiosi, immagini d'epoca, mi sono sempre documentata sul loro uso, sullo sfondo in cui si collocavano. E quando ho deciso di cominciare ad esprimermi l'ho fatto a partire da questo. La mia creatività, comunque, si nutre un po' di tutto. Sono tante le cose che mi affascinano. 


Hai un sogno legato alla tua linea di bijoux? Cosa immagini per il suo futuro? 
Ho iniziato questo progetto come un gioco e come un bisogno di esprimermi. Da allora ho avuto parecchi riscontri, ma mi piacerebbe continuare a lavorare con lo stesso spirito. Non so bene come immaginare il mio futuro, per ora mi diverto e cerco di lasciarmi ispirare con semplicità.  

E infine, la domanda di rito: quali sono le tue creatrici preferite su A little market?
Ci sono tantissime creative bravissime su A little market. Rispondere a questa domanda è molto difficile. Provo a fare qualche nome ma ne rimarranno sicuramente fuori altri. Ci sono due creative genovesi come me che sono Le T – Artigianato Artistico e FG Bijoux, Passato di Baccelli,  Madebyeleonora con le sue collane coloratissime dipinte a mano, le ragazze di Cri Cri de coeur, Creoergosum-handmade e le stampe de La casa a pois. 


venerdì 25 luglio 2014

Wishlist del venerdì

Buon venerdì a tutti, amici cari. Come sta andando l'estate? Io avevo riposto decisamente troppe aspettative su questa stagione, senza dubbio ampiamente sopravvalutata, e sto cercando di affrontare degnamente questi giorni di freschino e piogge (almeno dove vivo io, ovvio). Comunque, cerco di non manifestare troppo il mio disappunto e programmo vacanze in posti caldi, cosa ci volete fare. Ma lasciamo perdere il meteo e passiamo alla wishlist del venerdì. Vi era mancata? Un pochino, pochino? A me sì! E quindi eccovela. Buona estate settembrina a tutti!

1. Sapete della mia passione per tutto il mondo vintage, giusto? Ormai ve ne ho parlato fino alla stra-nausea. Beh, non vi ho ancora detto che sogno da tempo di andare al Summer Jamboree a Senigallia, un festival dedicato alla cultura americana anni '50/'60. Ci sono concerti, feste in spiaggia, balli e, soprattutto, un mare di banchetti con robine da comperare...venite? Mi sento di poter dichiarare che ci divertiremmo un sacco. 


2. E se proprio non possiamo andare al Summer Jamboree, non sarebbe bellissimo passare qualche giorno in campeggio, lontano dal mondo, nel silenzio, cullati solo da grilli e uccellini, a leggere libri e a dormire al sole? Lo so, è un desiderio semplice, ma ogni estate non riesco a realizzarlo, perché l'estate passa troppo in fretta e c'è troppo, troppo da fare prima che fugga via (se mai arriverà, quest'anno). Comunque, prima o poi realizzerò questo desiderio e lo farò in grande stile, con una tenda come questa qui.



3. Come vi ha già raccontato Daria nel suo Tea for Two di lunedì, la nostra attuale ossessione è Jillian Lukiwiski e il suo blog The Noisy Plume. Jillian ci ha conquistate con il suo stile di vita semplice, la sua incredibile bellezza e il suo rapporto con la natura. Jillian vive in Idaho, in mezzo ai boschi, e passa il tempo libero a esplorare il circondario con i suoi cani, scattando foto meravigliose. Jillian crea gioielli meravigliosi e io ne vorrei (almeno) uno. Questo anello qui. 


mercoledì 23 luglio 2014

In viaggio con Michela: Moustiers

Buongiorno! Non sarebbe bellissimo correre in Provenza e godersi i profumi e la meraviglia di quella regione, che in estate dà il meglio di sè? Bene, ecco fatto, magari non potremo andarci di persona ma oggi ci pensa Michela a farci sognare, portandoci tra le stradine di uno dei più bei paesini della zona. Buon viaggio! 

Raccontare di Moustiers - Sainte Marie pochi giorni prima di tornare in Provenza mi emoziona e rende l'attesa ancora più trepidante.
Che poi questa volta sarà tutto diverso, il profumo della lavanda fiorita inebrierà l'aria e gli occhi si coloreranno di viola. 


Moustiers, a dire il vero, ha poco a che fare con la lavanda, è più vicina alla spiritualità, alle leggende e al silenzio dolce delle sue stradine. Moustiers risplende di luce propria e per me aveva rappresentato la porta d'ingresso sulla magica Provenza.

E' considerato uno dei più bei villaggi di Francia, arroccato tra due rupi rocciose alla fine della gola del Verdon, evoca un paesaggio da presepio. 


Immaginate un delizioso borgo con viuzze in salita, piazzette con fontane e lavatoi, casette in tinta pastello e persiane colorate, invitanti botteghe di faience, la celebre e delicata maiolica smaltata, che ha alle spalle una tradizione secolare. Si contano almeno venti botteghe artigianali dalle quali è impossibile uscire a mani vuote o non essere rapiti dai racconti dei maestri maiolicai. 

La bella Cappella di Notre Dame de Beauvoir è una piccola perla incastonata tra le alte falesie calcaree. Per raggiungerla si devono sfidare quasi trecento scalini di un ripido sentiero, ma si è ripagati da una vista mozzafiato sui tetti di Moustiers. Da lassù lo sguardo corre anche oltre, fino a scorgere il lago di Saint Croix. 


Il villaggio di Moustiers è diviso in due parti da un torrente ed una grande stella dorata tiene unite le due metà. Secondo la leggenda si tratta di un ex voto dedicato alla Vergine Maria, issato per volontà del Cavaliere di Blacas, che, fatto prigioniero durante le crociate, aveva promesso di sospendere l'astro fra le due pareti di roccia, qualora fosse sopravvissuto. Esistono numerose versioni sulla sua origine, alcune evocano storie d'amore, altre di Re Magi, ma nessuna ancora oggi è stata confermata. L'assoluto mistero aleggia attorno alla stella, alla sua origine ed al suo significato. 

Venerdì Moustiers mi attende, nel giorno di mercato, con le sue bancherelle colorate ed i meravigliosi e invitanti prodotti locali. W la France! 


Buon mercoledì e ....buona estate!

lunedì 21 luglio 2014

Tea for Two

Io e Daria ci siamo innamorate. Leggete e scoprite di chi. E vi dico con assoluta certezza che vi innamorerete anche voi, se non lo siete già. 

Non ricordo se ho già usato questo pezzo come sottofondo, ma si accompagna così bene alle riflessioni che sto per farvi, che ve lo (ri)propongo.


Ed è nel desiderio di bellezza che profuma questo periodo della mia vita che la Queen scopre e ci regala The Noisy Plume. Incantata da questo blog corro a vedere la pagina Flickr. Amore folle a prima vista
Immagini di vita a due da sogno, vita semplice, casetta nel bosco e natura onnipotente e incontaminata. Montagna, tanta montagna, boschi canadesi a perdita d’occhio.
Il tutto con un tocco fashion della padrona di casa che mescola gusto sopraffino per abiti e gingilli (creati da lei stessa) a mani bellissime e unghie che sprofondano nella terra e nei lavoretti manuali.
Lei si chiama Jillian e io e la Queen abbiamo deciso che è la nostra migliore amica.


L’altra sera in birreria racconto a Crösa di lei e Robert, il suo compagno, e di tutto quello che ho ricostruito guardando le foto. Gli descrivo questa vita semplice e favolosa, sognando a occhi aperti, gli dico che in fondo si potrebbe provare a circondarsi di bellezza di quel tipo anche qui, per esempio costruendosi le cose da soli. 
“La libreria, Crösa, è bellissima, scaffali di legno tenuti su da blocchi di cemento, poi ci metti due piantine, qualche libro et voilà, alla faccia dell’Ikea capisci?”
Crösa beve e mi guarda e ride: “e facciamo ‘sta libreria. Anzi, fai che decidere come la vuoi e Crösa poi la fa. Ma di cosa vivono? Cosa mangiano?”
“Uova, Crösa, mangiano un sacco di uova. Ci sono un sacco di foto di uova, ma vedessi che belle!”
“Uova - dice lui, lentamente e reggendo il boccale -  Uova. Cosa c’è di meglio di un bell’uovo dopo essermi sparato una giornata in fabbrica?”. Ride Crösa e mi chiede: “Adesso facciamoci la domanda fondamentale. Di che cosa vivono questi due? Lavorano? O almeno lui, lavora?”
Panico. Scrivo alla Queen che mi rassicura subito.
“Sì! Lui fa il vigile del fuoco e spesso va in trasferta in California. Poi lui torna a casa e lei lo aspetta in questa casetta che sa di fiaba, col divano con sopra una coperta di lana fatta a mano”.
Per Crösa è troppo, posa il boccale sul tavolo: “Eh no, cazzo, la coperta di lana no. Mi fa tristezza.”
“Va bene, va bene, niente coperta di lana allora - pausa - Però la casa è proprio carina, tra gli alberi, con un Airstream parcheggiato davanti a casa”. 
“Un Airstream. Roba da yankee”.


Ormai sa che seguo Jillian. Così stasera, parlando di case, Crösa mi dice con tenerezza: “Senti, facciamo così. Andiamo a vivere in Canada. Anzi ci portiamo anche la Queen e Gabriele. Io e lui facciamo i vigili del fuoco, che sarà comunque meglio della merda che si mangia qua, voi due ve la contate tutto il giorno, sul divano con la copertina di lana colorata (almeno che sia colorata, mi raccomando, se no fa proprio vecchio), vi fate il tè, andate a farvi delle camminate in montagna, nel weekend andiamo a camminare tutti insieme, ci ingozziamo di uova e viviamo tranquilli”.
A me, tra l’altro, le uova piacciono un casino.


giovedì 17 luglio 2014

Intervista a Sara di S*Art Lab

Posso dirlo a voce alta? Questo progetto per A little market mi piace tantissimo! Mi diverto un mondo a intervistare le mie creatrici preferite, scopro mondi nuovi e la mia wishlist si sta allungando a dismisura. Oggi è la volta di Sara di S*Art Lab, un laboratorio di sartoria delicatissimo, che mi ha fatto innamorare alla follia con il vestito che vedete qui sotto. E la gonna? E gli orecchini? Amore, amore, amore! Ma sentiamo cos'ha da raccontarci Sara! 


Ciao! Avresti voglia di cominciare quest’intervista raccontandoci qualcosa di te?
Ciao! Mi chiamo Sara, ho 29 anni e  vivo a Milano. Sono  la creatrice di S*Art Lab: un progetto di sartoria creativa e artigianato che nasce dalla mia passione per il cucito e per la personalizzazione della moda. 

Nel tuo negozio su A little market ci sono abiti (quello a righe mi ha conquistato il cuore) e bigiotteria. Com’è nato il tuo amore per la sartoria e l’handmade? 
Ho iniziato un po’ per gioco nel 2009, spinta dalla voglia di creare abiti unici e originali capaci di interpretare l'umore e soddisfare i capricci di ognuna di noi. Per questo motivo chiamo per nome ogni mia creazione: perché ogni donna è un abito e ogni abito è un'emozione. Questa è un po’ la mia filosofia… Ognuno dei capi che realizzo ha una sua piccola suggestiva storia: nasce per esaltare la femminilità nelle sue infinite espressioni di colore, forma e bellezza. Realizzo così tanti pezzi unici eleganti, chic o pret-à-porter adatti ad accompagnarci nelle avventure di tutti i giorni. 
Tutti i prodotti sono interamente creati da me: dal disegno alla confezione. In questo processo la ricerca dei materiali è fondamentale ed accurata: quando un tessuto mi piace riesco subito ad  immaginare l’abito che ne potrebbe nascere. 



Da dove nascono le idee per le tue creazioni? Quali sono le tue principali ispirazioni?
Amo molto il vintage sia per lo studio dei modelli che per la resa che hanno i materiali originali una volta utilizzati. 
La storia della moda è piena di spunti creativi, ci propone milioni di modelli che hanno saputo esaltare favolosamente la femminilità nel corso dei decenni, rimanendo ancora oggi dei must have. 

Hai un’icona di stile? 
Ovviamente si! Amo lo stile classico e raffinato di Audrey Hepburn. Mi ispiro molto alle varie personalità di donna che ha saputo impersonare sempre con grandissima eleganza: dalla ribelle principessa Anna di Vacanze romane, alla frivola Holly di Colazione da Tiffany o alla buffa Eliza di My Fair Lady.


Fai la sarta di professione? Se sì, ci racconti qualcosa in più sul tuo lavoro? Altrimenti, ti piacerebbe esserlo? Hai qualche sogno nel cassetto in proposito?
Amo molto cucire ma purtroppo non è la mia unica occupazione perché, per ora, non riesco a vivere solo di questo. Mai dire mai però! Chissà che un giorno non riesca davvero a fare la sarta di professione! Sogno una piccola bottega, magari tra le mura di Lucca, con tanti rotoli di tessuto colorati nel retro e i mie modellini appesi  in vetrina.

E infine, la domanda di rito: quali sono le tue creatrici preferite su A little market?
Una delle mie creatrici preferite di A little market è Valentina di Le Shabby Chat. Crea oggetti romanticissimi! Amo lo stile shabby e i colori pastello… Inoltre abbiamo una grande passione in comune: i gatti. 


martedì 15 luglio 2014

Frida

Credo che non ve lo ricordiate, ma tempo fa vi avevo promesso un post sulla mostra di Frida Kahlo. È da marzo che provo a scriverlo, senza riuscirci. Una volta mi sento troppo stanca, una volta non mi sono abbastanza ispirata, una volta fa troppo caldo, freddo, ho mal di testa, piove, nevica, c’è il sole. Insomma, pare non essere mai il momento giusto. In realtà, il motivo è che non mi sento all’altezza di scrivere di Frida. Come si fa a scrivere di questa donna così immensa? Così ispirante, elevata, magica? La sua grandezza è tale che le parole non sembrano adeguate. Oggi ci provo, ma come spesso mi capita, verrà fuori un post completamente diverso da quello che vorrei. Perdonatemi. L'amore annebbia la testa. 


Rincorro Frida da tempo, almeno dal lontano 2004, quando ho affrontato un caldo allucinante e la maledizione di Montezuma per andare a vedere casa sua. Era la mia prima volta in Messico, Città del Messico era un inferno di caldo e stordimento per via dell’altitudine e avevo passato i primi due giorni della vacanza chiusa in albergo a fare i conti con il succitato Montezuma. Ma non potevo lasciare la città senza vedere la Casa Azul. E così sono salita sulla metropolitana più colma e soffocante che abbia mai sperimentato, mi sono diretta a Coyoacan e, non senza star male ancora una volta prima di entrare, ho varcato la soglia della casa di Frida. 


Credo che le persone religiose provino sentimenti simili quando visitano certe chiese oppure rendono omaggio ai santi a cui sono devoti. Il senso di gratitudine e di emozione che ho provato in quel momento penso possa essere paragonabile unicamente a certe esperienze mistiche. O alla felicità che provo a un concerto rock (sono blasfema, lo so, ma non lo faccio davvero apposta). Comunque, quando ho visto il letto di Frida, con sopra lo specchio che lei usava per dipingere se stessa, ho provato una commozione e un dolore difficili da descrivere. Il pensiero di mesi di sofferenza, di dolore fisico così intenso da stordire, dell’obbligo di vedere l’orizzonte nei propri occhi, mi ha abbattuta. E ha aumentato il mio amore.  



Quando sono stata in Messico non ho avuto modo di vedere molti quadri di Frida. Nella casa ve n’erano pochi e ricordo che una parte del museo era chiusa. Quindi, quando si è aperta la mostra a Roma, sono corsa da lei. In realtà, non l'ho fatto tanto per i quadri, ovviamente meravigliosi, ma perché avevo letto che erano in esposizione moltissime foto e non potevo proprio perdermele. E lì, nella mostra, ho ritrovato quella sensazione provata in Messico anni fa. Stavo guardando uno schizzo intitolato Por Mi Manolo, in cui Frida descrive l’esperienza del proprio aborto. Rivoli di sangue scorrono dalla vagina e dal cuore. E ancora una volta ho provato un dolore profondo, come se la sua sofferenza fosse anche la mia.


E nel guardare quel quadro, provando così tanto dolore, ho ripensato a questo articolo in cui Conchita De Gregorio, riflette sul perché, delle tante donne dell’epoca, proprio Frida Kahlo sia diventata un’icona mondiale e perché sia un simbolo soprattutto per le donne. Io credo si tratti soprattutto di solidarietà femminile. Solo le donne sanno essere così  profondamente solidali verso il dolore di un’altra donna. Per gli uomini Frida Kahlo è una donna baffuta vestita in maniera colorata, per le donne Frida è una donna che soffre ed è impossibile non amarla, sentirla vicina, solidarizzare con lei. Questo è quello che ha trasformato Frida in un’icona, il non aver avuto pudore, ma l'aver condiviso il proprio dolore con grande sincerità, facendolo diventare il dolore di tutti, anzi di tutte. Questa è la vera arte di Frida, quello che permea i suoi quadri, il suo volto, la sua vita, ed è questo il motivo che la rende così diversa da qualsiasi altra artista. È questo che la rende Frida.  Ed è per questo che le voglio così bene.